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Luis Stamponi, l’amico del Che originario di Ancona

 

Anche attraverso il Processo Condor in corso a Roma l’America Latina continua a riproporre storie di donne e di uomini che hanno dedicato la propria vita per il raggiungimento degli ideali più nobili. Tra le vittime in tale Processo  vi sono Mafalda Corinaldesi e Luis Stamponi. Mafalda Corinaldesi nasce nel 1915 a Bahia Blanca, nel seno di una famiglia emigrata da Ancona. Suo figlio Luis Stamponi nato nel 1935 nella vicina Punta Alta, come spesso accade nelle famiglie meno abbienti, comincia a lavorare molto giovane, ma nel contempo frequenta regolarmente la facoltà di ingegneria. 

Il primo impegno politico di Stamponi fu nel Partido Obrero argentino di orientamento Trotskista, che lo invia nel 1962 a frequentare un corso di istruzione a Cuba. La direzione cubana in quel momento aveva deciso di promuovere la lotta armata in America del Sud come meccanismo di autodifesa  della  rivoluzione, nella certezza che isolati e senza il concorso di regimi similari avrebbero avuto minori possibilità di sopravivenza. Dopo aver conosciuto il suo connazionale Ernesto Guevara, la sua missione  diventò quella di estendere  la lotta verso Perù e verso Argentina partendo dal territorio boliviano. Stamponi attivatosi  in Argentina fu intercettato e imprigionato nel carcere di  La Quiaca da dove riesce a fuggire, facendo un breve rientro a La Habana per poi immediatamente ritornare in Argentina per reclutare sostenitori alla resistenza del golpe militare di Juan Carlos Ongania del 1966.

Nel 1967 compie un nuovo viaggio a Cuba da dove insieme ad altri argentini avrebbe raggiunto Ernesto Guevara in Bolivia, ma questa attività si dovette sospendere in virtù delle avversità riscontrate nella campagna del Che. Nel 1968 decidendosi di ricostruire l’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale) fondato dal Che, Stamponi insieme ad altri quadri giungono a La Paz.  In seguito all’avvenuto arresto e successiva deportazione in Cile, dal porto di Antofagasta si imbarca nuovamente verso Cuba.

Nel 1972 ha luogo un nuovo rientro,  questa volta  in aereo da Cuba attraverso Praga, Parigi, Roma, Santiago del Cile e infine in Jeep al confine boliviano, per dirigere una delle quattro colonne conformate dall’ELN in clandestinità. Per sfuggire alla repressione del regime del generale Hugo Banzer in Bolivia si rifugia temporaneamente nel Cile di Salvador Allende ma dopo il golpe del generale  Augusto Pinochet si dovrà riparare in Perù. A Lima, nel mese di marzo del 1975, si tiene nel frattempo  l’incontro denominato “Ampliado di Ñankaguazú” dove, non prima di aver fatto un dura autocritica, l’ELN diventa PRT-B (Partido Revolucionario de los Trabajadores de Bolivia). Stamponi fece ingresso in Bolivia alla fine del 1975, mentre i servizi di intelligenza boliviani inflissero duri colpi al PRT-B. Le cadute tra i militanti sono continuate sistematicamente durante tutto il 1976. In quei anni svolgeva il compito di responsabile dei centri minerari, che erano il centro nevralgico della resistenza politica alla dittatura militare.

Catturato il 28 settembre del 1976 a Llallagua, fu sottoposto a torture per diversi giorni e successivamente consegnato alla gendarmeria argentina nel confine di La Quiaca. Da allora diventa l’ennesimo prigioniero scomparso.  Si sa soltanto che altri prigionieri politici trasferiti dalla Bolivia furono portati al centro di detenzioni clandestino Automotoras Orletti di Buenos Aires.  Tale centro, dove vi erano anche dei detenuti uruguaiani fu chiuso velocemente in seguito a una evasione. E’ plausibile persino l’ipotesi che  nella fretta, e per errore, possa essere stato prelevato e trasferito in Uruguay insieme ad altri prigionieri di quel paese. Di fatto il suo corpo no fu mai ritrovato.

Il 13 novembre di 1976, sua madre Mafalda Corinaldesi, di 64 anni, giunge a La Paz per indagare sul conto di suo figlio. Ufficiosamente viene a sapere della consegna alle autorità argentine, pertanto ritorna a  Buenos Aires e si sistema all’Hotel Esmeralda con l’intenzione di recarsi dalle autorità locali. Durante la prima notte che avrebbe trascorso in albergo fu prelevata da tre agenti della Polizia Federale. Da allora è considerata, insieme a tanti altri, una desaparecida.

Nelle prime ore del mattino sua nuora e sua nipote telefonando in albergo si sentono rispondere che la signora Corinaldesi non era tra gli ospiti.  Temendo il peggio e non sentendosi più sicure, entrambe le donne decidono di non ritornare nella propria abitazione in Argentina, ma di raggiungere  attraverso il Brasile l’ambasciata cubana a Lima per poi esiliarsi a Cuba. Durante tale tragitto la loro abitazione effettivamente veniva distrutta  dai militari golpisti argentini.

 

di Mario Occhinero*

 

Fonti:

-Luis Faustino Stamponi –  Una vida en la lucha armada, 1962-1976. Di Gustavo Rodriguez Ostria (storico boliviano).

-Contributi di familiari.

 *Mario Occhinero, membro dell’associazione 24marzo.it onlus, coadiuvante nel Processo Condor in Italia.

 

Scritto da Redazione

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