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In Germania l’uscita dall’euro non è più un tabù

di Luigi Pandolfi

La Germania ha tratto grandi vantaggi dall’euro. E’ ormai acclarato che Berlino sia riuscita a mettersi alle spalle le difficoltà economiche e finanziarie derivanti dall’unificazione solo grazie al vantaggio competitivo che la moneta unica ha dato alle sue merci. Anziché un mezzo di contenimento (così pensavano i francesi), la stessa si è rivelata un potente fattore di sviluppo per l’economia tedesca.

Storia degli ultimi vent’anni, durante i quali forti squilibri commerciali hanno scavato un solco profondo tra Paesi cosiddetti centrali e Paesi periferici, con implicazioni anche sul decorso che in Europa ha avuto la crisi scoppiata dall’altra parte dell’oceano.

Ora che l’insostenibilità dell’attuale modello comunitario – e dello stesso Eurosistema – è conclamata, imponendo un cambiamento di rotta ed una riforma delle regole del gioco, però, la Germania incomincia ad accarezzare perfino l’idea di scappare con la cassa. Beninteso, né la Merkel né i suoi alleati hanno mai parlato di un’ipotesi simile, ma la stessa da un po’ di tempo ha iniziato a fare capolino nel dibattito politico ed accademico, nonché sui principali mezzi d’informazione.

Perché? Il timore è che, a questo punto, potrebbe essere arrivato il momento di una maggiore condivisione dei rischi tra i vari Paesi, di una maggiore solidarietà tra centro e periferia, tra nord e sud, pena l’implosione dell’Unione. Oddio! Significherebbe doversi fare carico dei debiti dei «Paesi cicala», a cominciare da quello italiano. Meglio uscire, avranno certamente pensato in molti (i tedeschi sono particolarmente sensibili a questo tema), anche alcuni illustri accademici.

Sarà anche per questo che, nelle scorse settimane, economisti molto influenti come Hans-Werner Sinn e Karl Konrad del Planck-Institut, nonché il presidente del Consiglio di Esperti Economici della Germania (Sachverständigenrat), hanno posto la questione di una riforma dei Trattati che preveda espressamente una procedura per uscire dalla moneta unica, così come è prevista, espressamente, la possibilità di recedere dall’Unione Europea.

Oggi, com’è noto, l’unico modo per uscire dall’euro è uscire dall’Unione Europea, un’ipotesi da scartare per la Germania, visto il suo ruolo nel mercato unico. Diverso, invece, sarebbe lasciare la zona euro, senza rinunciare ai vantaggi derivanti dall’appartenenza a quest’ultimo.

D’altro canto, la Germania non avrebbe nemmeno il problema di «regolare» i suoi saldi con l’Eurosistema, vantando crediti con le altre banche centrali per oltre 900 miliardi di euro (l’Italia ha invece un debito di 442 miliardi). Stiamo parlando dei saldi Target2, il sistema di pagamenti interbancari attivo nel perimetro dell’Unione. Debiti e crediti reali o fittizi? Quando si parla di Target2, questa domanda ricorre spesso. Certamente, il meccanismo non è di quelli che si presta ad una spiegazione semplice, ma su un punto tutti convengono: questi debiti e questi crediti rimangono mere scritture contabili fintanto che rimane in piedi l’Eurosistema, perché trattasi di regolamenti che avvengono sotto l’ombrello della Bce. Nel caso in cui un paese decidesse unilateralmente di uscire dall’euro, invece, gli stessi diventerebbero reali ed esigibili.

Non è escluso, come qualcuno sostiene, che la proposta degli economisti tedeschi di disciplinare, nei Trattati, la fuoriuscita unilaterale di un Paese membro dall’euro sia legata proprio al tema dei saldi Target2. La Germania, in assenza di regole certe, temerebbe, in sostanza, l’insolvenza dei Paesi periferici, sia nel caso che ad uscire dall’euro fosse uno di questi, sia nel caso di un suo, unilaterale, abbandono.

I tempi non sono dei migliori per il processo di integrazione, meglio essere previdenti. A cosa andrebbero incontro i Paesi inadempienti? In quale valuta verrebbero regolati questi saldi? Ecco, in Germania, adesso, si discute anche di queste cose, di «come» un Paese membro andrebbe a negoziare la sua fuoriuscita dalla moneta unica.

Si è chiuso definitivamente un ciclo?

Scritto da Redazione

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