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Vita su Marte? Cantasano (Cnr): «Forse nel sottosuolo»

a cura di Francesco Madrigrano e Luigi Pandolfi

Sulla nota rivista americana Science sono stati pubblicati i dati inviati dal rover della Nasa che si trova su Marte dal 2012, nell’ambito della missione Mars Science Laboratory (MSL). Ne parliamo con il dott. Nicola Cantasano, ricercatore presso il Cnr-Isafom di Rende (CS), già autore di una ricerca sulle tracce di vita sul pianeta rosso.

Dalla missione Curiosity della Nasa altre prove dell’esistenza di una qualche forma di vita su Marte tre miliardi e mezzo di anni fa. Lei, in passato, è stato autore di una ricerca sull’argomento che ha avuto una larga eco nella comunità scientifica e sui mezzi di informazione. Cosa aggiungono di nuovo questi dati rispetto al suo studio e ad altre ricerche condotte negli anni scorsi sull’argomento?

In realtà, la ricerca di molecole organiche sul pianeta Marte nasce 42 anni fa, quando le sonde NASA Viking 1 e 2 analizzarono la superficie marziana alla ricerca di composti organici. Tuttavia, i primi risultati di quelle immagini non rilevarono tracce organiche su Marte. Ora, il rover Curiosity ha finalmente dimostrato la presenza di molecole organiche nel cratere Gale, rilevando anche l’esistenza di forti oscillazioni stagionali nella concentrazione di metano nella stratosfera del pianeta rosso, a conferma di un possibile metabolismo batterico ancora in atto. Il rapporto di Inge Ten Kate, pubblicato sulla rivista Science conferma, pertanto, le nostre ipotesi pubblicate nel 2009 e 2016 in due articoli sulla rivista International Journal of Astrobiology, secondo le quali possano essere esistite nel lontano passato del pianeta Marte forme di vita batterica organizzate in strutture laminate e sedimentarie del tutto analoghe alle stromatoliti terrestri.

Parliamo della sua esperienza. Può descriverci metodologie utilizzate ed esiti della sua ricerca sull’esistenza di tracce di vita su Marte?

Nicola Cantasano
Il nostro studio, realizzato dal Dott. Vincenzo Rizzo e dal sottoscritto, si è basato su un’attenta analisi comparativa di alcune immagini fotografiche scattate sulla superficie marziana dai rovers della NASA Opportunity, Spirit e Curiosity, confrontate con campioni museali di stromatoliti terrestri. Le analogie sono evidenti e confermano l’esistenza di forme di vita fossile sul pianeta Marte. Tali parallelismi sono stati successivamente dimostrati anche a livello matematico da approfondite analisi condotte dal Prof. Bianciardi dell’Università di Siena, che mostrano le strutture multifrattali del tutto coincidenti tra le stromatoliti terrestri ed i sedimenti laminati marziani di Meridiani Planum.

Attualmente le condizioni sul pianeta rosso permetterebbero lo sviluppo della vita?

Al momento le condizioni abiotiche sulla superficie del pianeta Marte, caratterizzate da radiazioni ultraviolette e dalla totale assenza di un’atmosfera ossidante, non consentono l’esistenza e lo sviluppo di forme viventi sulla superficie marziana. Tuttavia, sotto il suolo e nelle viscere del pianeta “rosso” le condizioni chimico-fisiche potrebbero ancora consentire una residua circolazione idrica e, quindi, la sopravvivenza di una potenziale biosfera microbica il cui metabolismo potrebbe, infatti, determinare l’emissione di metano negli strati superiori del pianeta.

In termini scientifici cosa può riservarci ancora questo pianeta e che tipo di indagini andrebbero condotte in futuro?

Gran parte delle indagini condotte dalla NASA e le nostre teorie ipotizzano che forme di vita possono ancora esistere sotto la superficie marziana. Tali osservazioni incoraggiano gli sforzi condotti dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) la cui missione denominata ExoMars 2020 intende, infatti, perforare il suolo marziano alla ricerca di tracce biologiche.

Scritto da Redazione

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