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Tra emigrazione e diritti umani: intervista con Monica Xavier in Italia

 

di Giuseppe Petrocelli

Ambiente, energia, politiche agricole, innovazione tecnologica, ma anche rapporti fra le due sponde dell’Oceano e diritti umani.  Quella con Monica Xavier doveva essere soltanto una chiacchierata, a margine della sua visita in Italia e in particolare a Lauria, in provincia di Potenza, terra di origine dei suoi antenati. Ma alla fine si è tramutata in un quadro esaustivo del suo Uruguay, in cui la senatrice del Frente Amplio* tratteggia i particolari di un Paese dinamico, aperto al futuro ma che non dimentica le ferite del passato e fa i conti con la propria storia. La storia, appunto. A partire da quella personale.

Quali sono le sue impressioni, visitando Lauria?
E’ un impatto emotivo molto forte per me visitare questa zona in quanto ero l’unica della famiglia che ancora non era riuscita a visitare la terra d’origine. Mia madre ha 94 anni e ora porterò a Montevideo, oltre a tante fotografie, i racconti dei bei momenti vissuti a Lauria. L’altra impressione è politica: conoscere voi, persone che abitate qui, ma che conoscete nel dettaglio le vicissitudini di tanti uruguaiani che cercano la verità e – se possibile – la giustizia.

C’è qualche aneddoto sulla terra italiana, tramandato nella sua famiglia?
Mia madre era molto piccola quando è andata via da qui, quindi più che aneddoti mi ha sempre trasmesso il forte senso della solidità dei rapporti familiari, che qui da voi ancora si possono ben percepire. Mi raccontava di come quando sono arrivati in Uruguay: lei e i suoi cinque fratelli, insieme ai genitori, si tenevano tutti per mano con a fianco i bauli carichi dei pochi effetti materiali di cui disponevano. Questo senso di comunità, che andava oltre il fatto di essere già una famiglia, era qualcosa che mia madre ha sempre ricordato. Così come era imprescindibile la necessità di continuare a mantenere i difficili contatti con le persone care rimaste a Lauria.

Quindi, qual è l’insegnamento che ha tratto nella sua personale storia di emigrazione?
La priorità dei rapporti affettivi al di sopra delle condizioni economiche in cui gli individui si possono trovare durante l’arco della vita. Tutto questo è un’impronta dell’essere italiano e in questo caso della mia famiglia, emigrata in Uruguay con tutte le speranze di incontrare un futuro migliore. Ma senza mai dimenticare le radici della terra d’origine.

La sua visita a Lauria arriva dopo l’evento “Hijos de Italia, hermanos para siempre”, con cui è partito il percorso per arrivare a un Gemellaggio fra Lauria e Montevideo. Che pensa di questo percorso? 
E’ importante approfondire la reciprocità tra una città e l’altra. Non contano né i Continenti né le dimensioni, né la vita di ognuno, ma ciò che conta sono i legami che ci uniscono in maniera forte e che si concretizzano nel sentirsi uno parte dell’altro.

A Roma ha rappresentato, nei giorni scorsi, il suo Paese al “Primo Forum Parlamentare Italo-Americano”. Quali sono le prospettive dei rapporti fra Italia e Uruguay?
Con Italia dovremo aumentare le relazioni commerciali, gli investimenti: non basta aprire i mercati, è fondamentale, in questo mondo globale, globalizzare la conoscenza e la tecnologia. Il Sud America è stato per molto tempo sottosviluppato sul piano tecnologico, ora il Nord del mondo può aiutarci a generare delle capacità locali. 

 
Cosa state facendo per abbattere il “digital divide”?
L’Uruguay sta facendo molto per una società più equa. Il presidente Vazquez ha fatto avere agli alunni delle scuole pubbliche (che in Uruguay sono laiche, gratuite e obbligatorie) un pc portatile nel tentativo di eliminare la barriera digitale che esiste tra il bambino che vive in una famiglia che ha la capacità economica per acquistarlo e il bambino proveniente da una famiglia che tale possibilità non ha. Ora si sta lavorando per superare la barriera digitale nella terza età assegnando un computer ai pensionati. 
Questi programmi sono tutt’altro che una questione materiale, basti pensare che attraverso la tecnologia un nonno oggi riesce ad essere in contatto con i nipoti che possono trovarsi, anche per ragioni di lavoro, in un posto lontano del pianeta.

Lei è senatrice di un Paese che, negli ultimi anni, ha spinto molto sulle energie rinnovabili. Con la vostra esperienza, cosa consiglierebbe di fare in Basilicata, che rappresenta la più grande riserva petrolifera d’Italia?
In questi anni abbiamo realizzato una rivoluzione silenziosa, cambiando il modello energetico. Siamo un paese senza idrocarburi, ma li stiamo cercando. Puntare alla energie pulite e rinnovabili non significa contrapposizione alla ricerca degli idrocarburi, perché se trovati sarebbero una ricchezza in più.

Però, percorrete un’altra strada.
Quando abbiamo trasformato la nostra sostenibilità dall’energia idroelettrica verso l’energia eolica – che nel 2016 ci consentirà di essere il Paese con maggiore energia eolica in percentuale nel mondo – è perché crediamo che lo sviluppo si debba basare nella sostenibilità sociale e ambientale.

Il padiglione Expo2015 dell’Uruguay rappresenta bene la realtà di un Paese definito “agro-intelligente”. Cosa significa?
Noi abbiamo cercato di dare valore aggiunto ai prodotti primari sui quali è basata la nostra economia. I nostri capi di bestiame, ad esempio, vivono liberi nelle praterie ma portano un chip contenente tutte le informazione necessarie alla tracciabilità. Questo ci ha permesso di entrare maggiormente nei mercati esigenti ed è questa la strategia: l’Uruguay può competere nell’economia globale, puntando sulla qualità piuttosto che nella qualità.

La città di Matera è stata designataCapitale della Cultura europea per il 2019. Come rafforzare i vincoli nel settore culturale con l’Italia e con la Basilicata?
Dobbiamo far sì che i centri educativi diventino ponti culturali di andata e ritorno per le nuove generazioni. Dovremo per esempio concentrarci sulle nostre reciproche capacità: mentre in Uruguay esiste una importante attività agroalimentare, in Italia ci sono delle importanti università che focalizzano gli studi in questo senso. Dovremo promuovere gli scambi di studenti, facendo in modo che i nostri giovani si aprano ancora di più al mondo. Ricordiamoci che mantenere le proprie tradizioni non significa isolarsi, ma rafforzare ciò che si ha imparando dagli altri.

In Italia il suo Paese è conosciuto soprattutto a causa della notorietà dell’ex presidente Pepe Mujica, definito il “presidente più povero del mondo”. Cosa può insegnare l’esperienza uruguaiana a un Paese come l’Italia, dove il gradimento della politica è molto basso?
In generale, i politici uruguaiani, anche quelli che non appartengono alla sinistra, non ostentano la propria condizione economica né pensano di poter ottenere privilegi dalla politica. In Uruguay ognuno si sente garante che la politica non cada nel discredito fra la gente. Promuovere valori di trasparenza e partecipazione in politica è qualcosa di cui ognuno può dare testimonianza.

Lei è venuta in Italia soprattutto per un appuntamento importante: testimoniare a Roma nel Processo Condor, che riguarda i crimini compiuti durante le dittature sudamericane negli anni 70-80. Come racconterebbe, a chi non era nemmeno nato in quei giorni, quello che è successo? 
Racconterei il destino accaduto a molti bambini uruguaiani, ovvero che venivano strappati alle loro madri mentre erano prigioniere politiche della dittatura civico-militare. 

Ci spieghi meglio.
Si attendeva che esse partorissero, per poi affidare quei piccoli a famiglie che avessero idee radicalmente alternative a quelle dei genitori biologici. L’intenzione era che non prosperassero, in quei bambini, idee progressiste, di sinistra e di giustizia sociale. Spesso sono stati consegnati a famiglie di altri Paesi, ecco perché abbiamo ritrovato bambini in Argentina e in Cile. Ed è una ricerca che purtroppo continua ancora oggi. E’ facile immaginare cosa significhi arrivare all’età adulta e scoprire che si è vissuto fino a quel momento con un’identità falsa. Tuttavia, quei bambini ritrovati, oggi adulti, ci danno un grande insegnamento.

Quale? 
Faccio l’esempio di Carlos D’Elia, figlio di “desaparecidos” uruguaiani e cresciuto in una famiglia argentina vicina a membri della dittatura. Lui ha fatto capire ai suoi familiari – a quelli naturali così come a quelli adottivi – che non è disposto a continuare a perdere nessuno dei suoi affetti. Che, per quanto tragiche siano state le circostanze che determinarono la sua vita nei primi 17 anni, anche nella famiglia di adozione ha ricevuto affetto e quell’affetto lo aggiungerà all’amore che ha iniziato a ricevere dopo i 17 anni dalla sua famiglia biologica, rappresentato dalla nonna che tanto lo ha cercato fino a trovarlo.

Dagli anni bui della dittatura alla rinascita della democrazia, fino alla crescita economica degli ultimi tempi. Quale futuro vede per il suo Paese? 
Proseguire in una strategia di sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale. Per la seconda intendiamo l’inclusione, ovvero che nessuno rimanga al di fuori delle possibilità di sviluppo. 

E per Monica Xavier?
Sono una militante, che proviene da una famiglia di militanti con un padre che ha sempre vissuto lottando per gli ideali socialisti. Credo proprio che continuerò ad esserlo, ovunque mi trovi, lottando per tutto ciò in cui ho sempre creduto: la libertà, la giustizia e l’uguaglianza.

 
traduzione di Mario Occhinero
 

Il Frente Amplio ( http://www.frenteamplio.org.uy/ ) è la coalizione politica che si costituì nel 1971 e che infrange il tradizionale bipartitismo che aveva caratterizzato la politica dell’Uruguay durante il primo secolo e mezzo di vita indipendente. Intorno a Liber Seregni, fondatore, primo presidente e candidato naturale alla presidenza della repubblica si erano raggruppati i settori “più avanzati” dei partiti “tradizionali”, il colorado e il blanco o nacional e tutto lo spettro del progressismo che si ispirava al comunismo, al socialismo, all’anarchismo, al cristianesimo e all’umanesimo. Già nella prima competizione  elettorale raggiunse un quinto dell’elettorato del paese, ma la crescita fu arrestata dalla dittatura civico militare instaurata dal 1973 al 1985. Durante questi anni bui il Frente Amplio è stato la forza politica che ha avuto più desaparecidos, più prigionieri politici, più torturati e più bambini rubati. Dopo il ritorno della democrazia  la crescita elettorale del Frente Amplio è stata una constante. Nel 1989 arriva la prima vittoria alle amministrative proprio nella capitale Montevideo e nel 2004 la prima vittoria al governo del paese. La quinta presidente del Frente Amplio, la prima donna e la prima ad essere investita con elezioni primarie, è stata la senatrice del Partito Socialista Mónica Xavier , originaria di Lauria in provincia di Potenza.  Durante la sua direzione il Frente Amplio ha conseguito il terzo mandato, anche  consecutivo,  alla guida del paese compiendosi l’avvicendamento della formula presidenziale José “Pepe” Mujica-Danilo Astori con quella di Tabaré Vazquez-Raúl Sendic, cosí come il sesto mandato, anche consecutivo, alla guida di  Montevideo.Nell’udienza del  processo condor di Roma del giorno 2 ottobre 2015, a rappresentare il Frente Amplio, primo partito politico straniero ammesso come parte civile in Europa, era presente la senatrice Mónica Xavier che, invitata all’indomani dall’amministrazione comunale, si è recata in visita nella città di Lauria. 

Pubblicata anche su:

http://www.italiauruguay.com/news/monica-xavier-italia-lauria-processo-condor

 

Per approfondire sulla storia dell’Uruguay:
 

 

 

 

Scritto da Redazione

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