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Di ritorno da Glasgow. Il ruolo dei giovani tra cambiamento climatico ed economia circolare

di Andrea Pantarelli

In occasione della COP26, tenutasi a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021, ho partecipato in qualità di young speaker ad una conferenza sull’economia circolare nel padiglione dell’Unione Europea.
Alla luce delle pressanti sfide che il cambiamento climatico pone all’esistenza e alla sopravvivenza stessa dell’uomo, diventa di primaria importanza ripensare il nostro modello economico. In questa cornice si inserisce l’economia circolare, un nuovo sistema di produzione e di consumo incentrato sulla sostenibilità, sul riciclo, sul riutilizzo
dei prodotti e sulla capacità di produrre beni e materiali con un ciclo vita il più duraturo possibile.
In qualità di Vicepresidente dello Youth Express Network (Y-E-N), una realtà europea giovanile con sede a Strasburgo dal 1993 che si occupa di inclusione giovanile e diritti umani, ho riportato l’esperienza di CEYOU, un progetto di lungo termine sull’economia circolare elaborato nel 2019 in partnership con altre realtà europee. Gli obiettivi di
questa attività sono molteplici, con un importante impatto non solo sugli attori coinvolti, ma anche sulle loro realtà locali. Oltre a ribadire l’urgenza di una chiara comprensione dei princìpi legati all’economia circolare e della necessità di creare assemblee giovanili volte all’elaborazione di nuove proposte e soluzioni per far fronte all’emergenza
ambientale e climatica che stiamo vivendo, i ragazzi coinvolti hanno l’occasione di sviluppare progetti ed attività a livello locale per una maggiore inclusione sociale e una sostenibilità economica e ambientale. Come ho sottolineato durante il mio intervento, per raggiungere gli obiettivi sperati è necessario utilizzare una chiara metodologia di
lavoro, caratterizzata dalla conoscenza degli stakeholders coinvolti, dallo studio di SWOT analysis fino alla concreta realizzazione di azioni locali e internazionali.


A questo proposito, il coinvolgimento dei giovani, a mio avviso, dovrebbe essere centrale nella battaglia per l’ambiente, un tema che non dovrebbe avere colore politico o fazioni di appartenenza. Infatti, come riconosciuto anche da Florika Fink-Hooijer, Direttrice Generale per la sezione ambiente presso la Commissione Europea, nel cercare
una soluzione ad un problema come quello del cambiamento climatico e nell’arginare tutte le sue conseguenze diventa essenziale «dar voce e spazio alle giovani generazioni poiché queste già hanno in mano le risposte che stiamo cercando».
Nonostante ciò, ritengo che tutto questo rimanga molto spesso una mera formalità e, nei casi in cui ci sia realmente un vero interesse nel coinvolgimento giovanile, questo sia comunque molto superficiale e poco coinvolgente. Alla COP26, ho avuto modo di sedermi accanto ad esperti del mondo industriale che si occupano di conversione ecologica di impianti e materiali, confrontandomi altresì con rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, immergendomi in una realtà diplomatica e culturale molto eterogenea e dinamica. Quello che ho potuto riscontrare in tali circostanze è
proprio la concreta mancanza di valorizzazione e partecipazione giovanile. In quanto rappresentante di una realtà europea volta all’empowerment giovanile, mi rattrista vedere le nuove generazioni utilizzate come strumento di sensibilizzazione su un tema che dovrebbe vederle protagoniste centrali: i giovani dovrebbero essere consultati, resi
parte integrante del processo di transizione e considerati interlocutori primari da parte dei policy makers. Molto spesso noi giovani veniamo definiti “il futuro della società”, futuro che spetta all’attuale classe dirigente creare. Penso che questo pensiero sia profondamente sbagliato e che rifletta una forma mentis tipicamente conservatrice.
Noi giovani siamo sì il futuro ma, prima di tutto, siamo il presente e, come precedentemente esplicato, non possiamo essere trattati da semplici spettatori da inserire nelle grandi vetrine diplomatiche e internazionali, ma come soggetti centrali per creare il mondo del domani, partendo proprio dal clima e dall’ambiente.

* Andrea Pantarelli

Laureato in Cooperazione Internazionale e European Studies, è attualmente iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza. È volontario del Servizio Civile presso Archivio Disarmo e collabora con il network europeo Youth Express Network.

Articolo tratto dal numero 11/2021 della rivista IRIAD REVIEW, STUDI SULLA PACE E SUI CONFLITTI

Scritto da Redazione

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