Home / Attualita’ / Assange: il destino del giornalismo nella “società del controllo” globale

Assange: il destino del giornalismo nella “società del controllo” globale

di Stefano Zecchinelli

‘’Quando il fascismo getta la maschera, diventa sempre più importante denunciare l’ipocrisia, gli imbrogli e la perversione di chi dirige il nostro mondo.’’ Caitlin Johnstone (giornalista investigativa australiana ed attivista anti-imperialista)

“La generazione nata in questo momento è l’ultima generazione libera” [Julian Assange]

Natale 2021: il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, siede solitario in cella minacciato d’essere estradato in un carcere di massima sicurezza USA, reo d’aver rivelato al mondo il funzionamento dei gangli vitali del complesso militar-industriale e, con la declassificazione dei cables Vault, la costruzione della società del controllo. Nel 2016, Assange metteva in guardia il giornalismo investigativo ed i movimenti politici anti-neoliberisti dal pericolo derivante dalle nuove armi cibernetiche, leggiamo:

“Esiste un estremo rischio di proliferazione nello sviluppo di ‘armi’ informatiche. Si possono fare confronti tra la proliferazione incontrollata di tali ‘armi’, che deriva dall’incapacità di contenerle combinata con il loro alto valore di mercato, e il commercio globale di armi. Ma il significato di “Year Zero” va ben oltre la scelta tra cyberwar e cyberpeace. La divulgazione è eccezionale anche dal punto di vista politico, legale e forense”.

La pandemia ha accelerato la costruzione d’un ‘’modello’’ capitalista più cinico ed invasivo imponendo, in Occidente, una globalizzazione modificata in cui vengono incentivate le delocalizzazioni dei capitali, ma l’apartheid razziale (questa volta contro intere nazioni, es. Sudafrica) è stato anacronisticamente proiettato nel ventunesimo secolo: il mondo è prossimo ad essere diviso in due o più parti (compresa la divisione/contrapposizione dei sistemi informatici), mentre l’impero statunitense d’Occidente ha rilanciato la proiezione unilaterale del Pentagono contro le nazioni (Russia, Cina, Cuba, Venezuela, ecc …) che propongono, in quanto soluzione alla crisi del sistema capitalista, la transizione ad un mondo multipolare. L’ONU, depotenziata dai vari Deep State, assiste impotente al rilancio della dottrina Rumsfeld/Cebrowski: la ‘’guerra eterna’’.

La fine del giornalismo investigativo

L’amministrazione ‘’dem’’ nord-americana vuole l’estradizione di Julian, ciononostante ha ragione la giornalista Caitlin Johnstone: ‘’Le maschere cadono. Anche ridotto al silenzio, immobilizzato, chiuso e nascosto alla vista del pubblico, Julian Assange continua a gettare luce sui meccanismi abusivi del potere. Li mette in mostra senz’altro più di quanto abbia mai fatto prima.’’ L’autoritarismo statunitense ha gettato la maschera, per questa ragione è fondamentale denunciare gli imbrogli di chi ‘’detta le danze’’ all’interno del nostro mondo: l’establishment che, con cinismo e nell’indifferenza, c’ha mentito sulle guerre neocoloniali definite ‘’missioni di pace’’, non può aver preso a cuore la salute dei cittadini rimuovendo il legame profondo il quale intercorre fra le grandi case farmaceutiche ed i falchi del Pentagono.

Intervistato dalla giornalista Meera Terada, Kristinn Hrafnsson, direttore di Wikileaks, ha sottolineato il comportamento omertoso della stragrande maggioranza dei governi mondiali, una linea politica dettata dalla macchina dell’indottrinamento neoliberista, ma anche dalla paura che Washington suscita sulle nazioni, alleate e non:

‘’Non abbiamo ancora visto un solo governo occidentale fare pressione sull’amministrazione Biden perché abbandoni le azioni giudiziarie contro Assange. Tuttavia, con Angela Merkel, il commissario tedesco per i diritti dell’uomo si è mostrato molto preoccupato. Inoltre il presidente del Messico ha offerto asilo politico a Assange. Sembra che ci sia un certo movimento; è ora che a Washington anche l’amministrazione Biden si svegli, e che gli statunitensi aprano gli occhi e vedano la vicenda di Assange sotto la giusta luce: una brutta macchia sulla reputazione dell’amministrazione Biden, che prosegue nel solco dell’amministrazione Trump e dell’allora direttore della CIA, Mike Pompeo, diventato in seguito segretario di Stato. Non ci sono più scuse.’’

Gli Stati Uniti d’America, rinunciando alla cooperazione promossa dalle Nazioni Unite, non hanno alleati, ma soltanto interessi da promuovere. La CIA, decretando la detenzione/tortura, d’un giornalista e programmatore indipendente globalizza la decomposizione dello Stato di diritto: i dissidenti, nel nord del mondo, vengono schiacciati o fatti passare per matti come ammise, tempo addietro, perfino un accademico del calibro di Noam Chomsky.

La maggior parte dei media ‘’di regime’’ è assolutamente corrotta (a riguardo segnalo: Udo Ulfkotte, Giornalisti comprati, Zambon Editore). Il ‘’giornalismo’’ è diventato portavoce dei governi, mentre i governi da comitato d’affari della borghesia (cit. Marx) sono diventati una proiezione neocoloniale delle grandi nazioni imperialiste: USA, Israele e Gran Bretagna. Il padre di Julian, John Shipton, intervistato da Olivier Berruyer sulla persecuzione del figlio, alla domanda ‘’quale lezione ha tratto dalla crisi del Covid?’’, ha risposto (sottolineatura mia):

‘’Che questi governi non sono in grado nemmeno di occuparsi dei loro stessi popoli! Figurarsi come possono occuparsi dei problemi del mondo. Come possono decidere la cosa giusta a Bagdad o a Kabul, se non sanno nemmeno occuparsi degli abitanti di Seattle !

E, d’altronde, si è ben visto che, quando usano a ogni piè sospinto l’espressione «immunità di gregge» come fosse un concetto scientifico, quello a cui davvero pensano tranquillamente è di lasciar morire centinaia di migliaia di persone anziane.

Un atteggiamento di questo genere è incomprensibile, come lo è pure il neo-liberalismo: nessuno capisce perché debba esserci, ma c’è.’’

La libertà d’informazione è compromessa/negata. Accettare una soluzione neoliberista alla crisi pandemica, prediligendo il War State al Welfare State, sarebbe un suicidio politico per il mondo del lavoro; qualcosa di incomprensibile che sta avvenendo sotto i nostri occhi.

Scritto da Redazione

Ti potrebbe interessare

La lezione del 2020: capire i processi in atto, proporre le alternative

di Luigi Pandolfi Cosa è stato il 2020? L’anno che ha cambiato le nostre vite. …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.