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“I Figli di Tabucchi – Italiani a Lisbona”, il primo film-documentario sugli italiani a Lisbona

 

Esce il primo film sugli italiani a Lisbona, “I Figli di Tabucchi”

Il titolo vuole essere un omaggio ad Antonio Tabucchi, scrittore e intellettuale che ha vissuto nella capitale portoghese e che, con Sostiene Pereira e altri suoi libri, ha raccontato il Portogallo a tanti italiani. “I Figli di Tabucchi” è un documentario che, attraverso le storie di alcuni nostri connazionali, racconta perché queste persone hanno scelto di vivere a Lisbona. Ricercatori, impiegati, musicisti, attori, ecc. appaiono nel film con le loro storie e le loro emozioni. Un lavoro firmato da Massimiliano Rossi (traduttore freelance), Luca Onesti (videomaker e fotografo) e Daniele Coltrinari (giornalista freelance).

Negli ultimi anni molti giovani portoghesi sono emigrati dal loro paese in cerca di lavoro. Al contrario, molti connazionali sono arrivati nella capitale portoghese. Perché? Di questa scelta in controtendenza racconta il film: sono le storie di italiani emigrati a Lisbona, da metà degli anni ’90 fino ai giorni nostri. «Il paese – ci dice Massimiliano Rossi – è ancora in crisi e molti giovani portoghesi emigrano nelle ex colonie per cercare lavoro. Nonostante questo gli italiani continuano ad emigrare a Lisbona. Ecco, il film cerca di offrire un punto di vista su questa scelta in controtendenza». Lisbona, quindi. Una città che sta cambiando rapidamente, con la crisi che ha fatto da acceleratore di questi cambiamenti. «Arrivano sempre più turisti, i prezzi aumentano, il centro di Lisbona è sempre meno “popolare», ricorda Luca Onesti 

Il documentario, iniziato a girare più di tre anni fa, si concentra sulla comunità italiana, che in parte vive questo cambiamento, in parte ne è uno dei vettori. E quindi in qualche modo è la fotografia di questa trasformazione in corso, vista dall’interno. Ma poi, allargando il cerchio, è anche il farsi una domanda sull’Europa, sulle sue contraddizioni, e su come sia complesso riflettere su un fenomeno come l’emigrazione intracomunitaria. Un lavoro che ha anche una componente autobiografica, perché, come spiegano gli autori,  «anche noi a volte ci siamo riconosciuti nelle parole delle persone intervistate». 

L’idea del documentario è nata mettendo a confronto le esperienze degli autori, in parte comuni e in parte no, per la loro diversa provenienza geografica e per le loro diverse professionalità. Per le interviste non è stato scelto un metodo preciso, esse sono nate mano a mano che si approfondiva la conoscenza della città. «Siamo stati attenti però a cercare di dare spazio alla diversità e alla varietà delle persone che nel frattempo conoscevamo. Più che concentrarci su un aspetto in particolare abbiamo voluto allargare il campo, perché le persone che sono qui effettivamente sono molto diverse tra di loro. Pur non mancando i motivi concreti che portano gli italiani a trasferirsi qui: il gran numero di call center che cercano madre lingua italiani in Portogallo, ad esempio, e, non da ultimo, le borse di studio universitarie che hanno dato la possibilità a molti di proseguire gli studi post-laurea». 

Insomma, l’idea del film è venuta fuori quasi per gioco. Dalla  curiosità personale degli autori per il fenomeno dell’emigrazione italiana in Portogallo, si è passati ad un’analisi più in profondità  delle motivazioni che spingono molti italiani a scegliere questo paese per vivere e lavorare, di confrontare in qualche modo le loro motivazioni con le nostre. «Ultimamente – spiega Daniele Coltrinari – si parla di Lisbona e del Portogallo per via dei tanti pensionati stranieri e italiani che arrivano qui, trovando una situazione fiscale più conveniente rispetto ai loro paesi d’origine. Quello che si sa poco è che ci sono anche tante persone tra i 25 e i 45 anni che vivono e lavorano nella capitale portoghese». Ecco, perché? Gli autori del documentario provano a dare una risposta a questa domanda, andando a scovare gli italiani a Lisbona, prima  partendo da amicizie in comune, poi andando alla ricerca di professioni ed operatori di vari settori.  «Abbiamo intervistato oltre 70 persone, alla fine ne abbiamo scelte circa 20, quelle che ci sembravano più interessanti. Abbiamo girato le interviste, a volte, nelle abitazioni private dei protagonisti, spesso però anche nelle piazze e nelle vie più belle e centrali della città, come ad esempio Praça do Comércio, Cais do Sodré e anche sulla terrazza del Cinema São Jorge». 

Il documentario è una produzione totalmente indipendente che che sarà presentato ai festival del cinema portoghesi, italiani e internazionali. E’ iniziata una campagna di crowdfunding su Produzioni Dal Basso, per ripagare le spese sostenute. Chiunque voglia contribuire può visualizzare o scaricare il film a questo link: http://linkpdb.me/9141” \t “_blank

Gli autori:

Massimiliano Rossi 

Traduttore freelance e insegnante di italiano, si divide tra Roma e Lisbona ormai da 8 anni 

Luca Onesti

Nato a Cosenza, si occupa di fotografia, editoria e giornalismo. Ha collaborato con diversi registi alla realizzazione e alla fotografia di film e documentari

Daniele Coltrinari

Nato a Ciampino (Roma) è un giornalista freelance. Ha scritto reportage su Lisbona e sul Portogallo per Lettera 43, Linkiesta e Pagina99. Ideatore e curatore, insieme a Luca Onesti di Sosteniamo Pereira (www.sosteniamopereira.org) il sito che si occupa di Lisbona e del Portogallo. Sempre insieme a Luca Onesti ha pubblicato l’ebook 40 anni dopo la rivoluzione dei garofani.

 

Contatti: ifigliditabucchi@gmail.com

 

Scritto da Redazione

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