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Quanto conta la povertà per il governo?

di Martina Talarico

La lotta contro l’establishment continua e la mediazione politica dei Cinque stelle e della Lega sembra vertere sui soliti temi. Abolizione dei vitalizi, tagli alle pensioni d’oro e gestione dell’immigrazione. Un Paese, logorato da ben altri sprechi e tagli, sembra interessarsi solo alle famose poltrone o alle ONG del mare.

Il valore della Politica può davvero essere ridicolizzato e gettato in pasto a dei media capaci solo di distogliere l’attenzione da temi più importanti? In Italia, secondo i recenti dati ISTAT, aumenta la povertà ed oltre 5 milioni di abitanti sono in povertà assoluta. Hanno, infatti, superato i 5 milioni le persone che vivono in un grave stato di povertà, nel 2017, segnando il valore più alto registrato dall’Istat dal 2005.

Le famiglie in povertà assoluta sono un milione e 778mila per un totale di 5 milioni e 58mila individui (8,4% dell’intera popolazione). L’incidenza della povertà assoluta è del 6,9% per le famiglie. Nell’ultimo decennio l‘esercito dei poveri in Italia è più che raddoppiato investendo anche i più giovani.

Nelle regioni meridionali, l’incidenza stimata dall’Istat sale infatti dall’8,5% del 2016 al 10,3% del 2017, per le famiglie, e dal 9,8% all’11,4% per i singoli. La Regione con la più alta incidenza di povertà assoluta è la Calabria con il 35,3%, seguita da Sicilia (29,0%), Basilicata (21,8%) e Puglia (21,6%).

Per “poveri assoluti”, l’Istat intende coloro che non possono affrontare la spesa mensile sufficiente ad acquistare beni e servizi considerati essenziali per uno standard di vita minimamente accettabile: visite mediche, spese farmaceutiche, vestiario, cibo, beni di prima necessità, dunque.

Nelle agende politiche dovrebbero iniziare a comparire segnali di interesse, e il generatore di output, ovvero di aiuti e sostegni, teorizzato da Easton dovrebbe mettersi in moto. Il ruolo della Politica non può terminare a sola propaganda e aumento dei consensi.

Dal Governo giallo-verde pretendiamo un piano di investimenti per il Mezzogiorno, che favorisca l’inserimento dei disoccupati nel mondo del lavoro e che faccia rifiorire l’intera penisola. La lotta all’establishment, davanti alla povertà dei cittadini, può aspettare.

Scritto da Redazione

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