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“Nuova via della seta”. Di cosa parliamo?

di Redazione

Il prossimo 22 marzo arriverà in Italia il leader cinese Xi Jinping. La visita è strettamente collegata all’ipotesi, al momento molto concreta, che il nostro Paese sottoscriva con il Dragone un “accordo quadro” (espressione usata dal premier Conte) nell’ambito del gigantesco progetto conosciuto come “Nuova via della seta” (il riferimento è alla storica strada commerciale che per secoli ha unito Oriente e Occidente, di cui parlò anche Marco Polo ne “Il Milione”).

Cosa prevede, in sintesi, il progetto di “Nuova via della seta” (One Belt One Road – OBOR) annunciato per la prima volta dal presidente cinese Xi Jinping a settembre del 2013 in una conferenza tenuta alla Nazarbayev University in Kazakistan?

Due percorsi commerciali. Uno terreste, l’altro marittimo. Un sistema integrato, di infrastrutture e di logistica, per il potenziamento delle rotte commerciali euroasiatiche e la cooperazione tra i Paesi che verrebbero ad essere coinvolti. 

Il percorso terrestre: tre diverse rotte per connettere la Cina con Europa, il Medio Oriente e il Sud-est asiatico.

Il percorso marittimo: due rotte, di cui una che dalla Cina si snoda attraverso l’Oceano Indiano, il Mar Rosso e infine si collega all’Europa, l’altra che connette Pechino con le isole pacifiche attraverso il mare di Cina.

L’iniziativa vede come supervisore la “Commissione nazionale di sviluppo e riforma”, il ministro degli affari esteri e il ministro del commercio. Sono coinvolti, al momento, oltre 60 paesi, che, in cambio di benefici economici e del potenziamento delle proprie infrastrutture, stanno aggiornando i propri piani di sviluppo, allineandoli alle strategie di crescita impostate per i prossimi decenni a Pechino.

E’ prevista, nell’ambito di questo colossale progetto, la creazione di nuove tratte commerciali e il rafforzamento di quelle già esistenti. 

Nello specifico, le rotte terrestri sono tre:

  1. una delle vie terrestri parte da Xi’an (la prima delle quattro antiche capitali Cinesi), città situata nel centro del paese, e si snoda attraverso il centro dell’Asia, ossia attraverso Kazakhistan, Russia (Mosca) e dirigendosi infine nel Mar Baltico;
  2. Da Xi’an inizia un secondo percorso terrestre che attraversa il Medio Oriente, nello specifico Islamabad (Pakistan), Teheran (Iran), Istanbul (Turchia);
  3. Infine una terzia via parte da Kunming a attraversa il sudest asiatico, attraverso paesi quali Tailandia e Myanmar, finendo la sua corsa a Delhi in India.

Le principali rotte marittime sono invece due: la prima parte dal porto di Fuzhou e attraversa l’oceano Indiano toccando Malesia, Sri Lanka e il mar Rosso, collegando l’Europa a Rotterdam; la seconda, pur partendo da Fuzhou, punta sulle isole Pacifiche attraverso il Mar di Cina.

L’entità del progetto è data anche dalla porzione di popolazione mondiale coinvolta e dalla forza economica complessiva dei Paesi che ne saranno, in vario modo, interessati. 4,4 miliardi di persone (il 63% del totale)  e il 29% del PIL mondiale, corrispondente a 21 miliardi di dollari.

Per quanto riguarda le nuove opere infrastrutturali, il progetto più importante è quello della ferrovia ad alta velocità che, partendo da Kunming in Cina, si snoda attraverso il Laos, la Cambogia, la Malesia, la Myanmar, Singapore, Tailandia e Vietnam. Ad essa si affiancherà un network di strade, ferrovie e condotti che, da Xi’an arriva fino in Belgio.

Già iniziata, invece, la costruzione di una ferrovia per il trasporto merci di 8 mila miglia (circa tredicimila km) che dovrà unire Yiwu a Madrid e una linea che parte da Kashgar e, virando verso il Pakistan, raggiungerà il mare Arabico. 

A parte alcune opere di nuovo conio, il progetto si prefigge, comunque, di collegare tra di loro tratte già esistenti, migliorandone la percorribilità e l’efficienza, investendo sulla velocità e la qualità dei servizi. Il costo stimato di questi investimenti è di 8 mila miliardi di dollari. Per la sostenibilità economica del progetto sono state create due banche di investimenti, la “Asian Infrastructure Investment Bank” e la “Industrial and Commercial Bank of China”. 

La Cina ha grandi ambizioni per il medio e lungo periodo. Il progetto è concepito non solo come una risposta alle esigenze della sua economia (sovrapproduzione, tenuta dei ritmi di crescita, ecc.), ma anche come mezzo per affermare la sua egemonia politica ed economica su vaste aree del mondo, in diretta competizione con gli Usa (artefici della strategia per l’Asia denominata (“Rebalance to Asia”). 

Per raggiungere questi obiettivi è disposta ad aiutare i suoi partner ad incrementare la propria capacità produttiva, ad ammodernare le proprie infrastrutture di base. Non solo. I Paesi coinvolti non rappresentano soltanto lo sbocco (o il luogo di passaggio) di merci cinesi, ma anche gli utilizzatori della “rotta” per espandere il proprio export, per raggiungere nuovi mercati.

Vediamo quali potrebbero essere i vantaggi e le opportunità derivanti da questo progetto.

Nelle intenzioni della leadership cinese, esso dovrebbe far conseguire almeno cinque obiettivi, nel breve, nel medio e nel lungo periodo: una regìa politica per il raggiungimento dei risultati prefissati, l’incremento delle relazioni economiche e degli scambi commerciali fra i Paesi, l’integrazione finanziaria e culturale tra gli stessi. In sostanza, si tratta di un grande progetto di integrazione economica e commerciale, tra Paesi e le loro economie, ma anche tra persone e capitali, dal quale dipenderanno molto i futuri equilibri politici nel mondo. 

Per quanto riguarda l’Italia, nella prima bozza del progetto figurava il porto di Venezia (porto simbolo dell’antica via della seta), concepito come secondo snodo portuale europeo dopo quello di Atene (già in mano ai cinesi) e passaggio  verso il resto d’Europa. Poi ci sono stati due accordi, uno tra il Comune di Venezia e la Binhai New Area, l’altro tra i porti di Venezia e quello di Tianjin. Nel frattempo, altre realtà italiane hanno fatto un pensierino su questo progetto, tra cui Genova e Trieste. 

Ora si attendono i dettagli dell’accordo annunciato dal governo italiano, che, com’era inevitabile, non vede felici e contenti gli americani. L’Italia è un Paese del G7 e la sua adesione al progetto cinese avrebbe conseguenze politico-economiche, ma anche simboliche, di forte impatto. Staremo a vedere. 

Scritto da Redazione

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