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Elezioni Slovenia, vince la paura

di RP

In Slovenia si è (di nuovo) voltato pagina. Finisce l’era (breve) di Miro Cerar, inizia quella dei populisti xenofobi. Il loro capo è Janez Janša, non certo una novità per gli elettori sloveni. Vi ricordate le proteste, anche violente, contro la corruzione e l’austerità degli anni scorsi?

Tra il 2012 e il 2013, la Slovenia è stata teatro di una mobilitazione sociale senza precedenti dal 1991, anno della dichiarazione di indipendenza del Paese dall’ex Jugoslavia. Grandi e partecipate manifestazioni di piazza, che portarono alle dimissioni proprio del vincitore di queste elezioni, Janez Janša, che rimediò pure sei mesi di carcere. Acqua passata. E pure in fretta. Perché oggi la Slovenia ha premiato proprio quelli che ieri aveva messo alla porta. Ha vinto la paura per l’invasione degli immigrati.

Il Partito democratico sloveno (SDS) – populista e anti-immigrazione – è salito sul podio, con il 25% delle preferenze. A seguire la Lista di Marjan Šarec (LMS), che prende il nome dal suo leader, noto comico sloveno (12,7%) e i Socialdemocratici (SD), che si sono fermati al 10% dei voti. Tracollo del Partito del centro moderno (Stranka modernega centra – SMC) del premier uscente Miro Cerar, che ha ottenuto solo il 9% (aveva il 36% nel 2014), passando da 36 a 10 seggi. Ottimo, invece, il risultato della formazione di sinistra Levica guidata da Luka Mesec, che si attesta al 9,2% (5 seggi).

Non sarà comunque facile per Janša formare un governo. I numeri non ci sono e per adesso gli unici ad aver dichiarato di essere disponibili a collaborare sono i cristiano-sociali di Nova Slovenija, che hanno superato il 7% delle preferenze.

Slovenia come altri Paesi europei, Italia compresa. L’insicurezza economica dei cittadini fa pendere la bilancia elettorale a destra. Meno tasse, via gli immigrati. Che poi, un capro espiatorio ci vuole. Sempre.

Scritto da Redazione

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