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Il Mediterraneo e la cecità dell’Europa

Ancora una tragedia dell’immigrazione. Otto giorni dopo la morte di 363 migranti davanti all’isola di Lampedusa, decine di disperati sono annegati nelle acque a largo di Malta. Ora gli occhi sono tutti puntati verso Bruxelles.

“Cosa fa l’Europa?”, si domandano in molti. “È questa l’Europa”, ha tuonato domenica una giornalista rivolgendosi a un politico francese. Oggi l’Europa è ritenuta responsabile delle tragedie del mare, ma allo stesso tempo i suoi cittadini non vogliono concederle più potere, la criticano continuamente e ribadiscono di non volere altri immigrati (nonostante molti rifugiati siano qualificati e istruiti).

Siamo davanti a uno sconcertante paradosso. L’Unione viene accusata di essere deludente, debole e incapace di agire. Gli europei vogliono più Europa, ma contemporaneamente non la vogliono. Vorrebbero che l’Europa cambiasse ma dicono “no” a qualsiasi nuovo progetto istituzionale.

Ma immaginiamo per un istante che l’Unione europea sia quella che vorremmo che fosse, una democrazia dotata di una forza pubblica, politiche comuni e all’occorrenza un approccio condiviso all’immigrazione. In che modo questa Unione potrebbe affrontare il dramma dei migranti?

Forse sorvegliando meglio il Mediterraneo per fermare i barconi della speranza e rimandarli indietro prima che affondino? In realtà questo approccio, per quanto utile, non arresterebbe il flusso di immigrati e non scongiurerebbe altri drammi, perché quando non esiste più speranza è sempre meglio rischiare di morire che arrendersi a una morte certa.

E se la nuova Europa aprisse le sue frontiere ai disperati che prendono la via del mare? La verità è che non potrebbe mai farlo. Anche se ritrovasse una crescita sostenuta e nuovi posti di lavoro, infatti, il Vecchio continente non potrebbe farsi carico di tutta la miseria del mondo.

In realtà l’unico modo che ha l’Europa di impedire agli sventurati di continuare a morire davanti alle sue frontiere sbarrate è quello di contribuire alla stabilizzazione economica e politica dei paesi dell’Africa e del Vicino Oriente. L’Unione di oggi non può farlo perché la sua politica estera è ancora allo stato embrionale, ma i singoli paesi potrebbero riuscirci. Unendo le forze potrebbero proporre piani d’aiuto per l’Africa e il Vicino Oriente e subordinarli al rispetto della democrazia e a un minimo di gestione corretta, esercitando una pressione sufficiente affinché le sue condizioni vengano rispettate. Insomma gli europei hanno la possibilità concreta di fare molto per cancellare le cause delle tragedie del mare.

Farlo sarebbe giusto e nel loro interesse, ma a parte la Francia quali paesi europei sono stati pronti a intervenire in Mali e in Siria e lo farebbero oggi in Repubblica Centrafricana? Nessuno. Gli europei, purtroppo, non vogliono fare per i paesi sull’altra sponda del Mediterraneo quello che gli Stati Uniti hanno fatto per loro: aiutarli a stabilizzarsi trasformandoli in un partner immensamente utile.

di Bernard Guetta

 

È un giornalista francese esperto di politica internazionale. Ha una rubrica quotidiana su Radio France Inter e collabora con Libération.

 (Traduzione di Andrea Sparacino) Internazionale.it 

Scritto da Redazione

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