Home / Temperie / Una generazione che vuole ancora cambiare il mondo

Una generazione che vuole ancora cambiare il mondo

Osservi la Home Page di Facebook, i vari Tweet ed i rinnovatissimi “hashtag”, per non parlare dei “selfie” e noti che qualcosa sta decisamente cambiando.

Sfogli i giornali, ritorni a casa e cominci a leggere un bel libro e poi ti accorgi che a mancare non è l’entusiasmo, neppure la volontà, tuttavia ci sentiamo circondati da un mondo che non prosegue deciso con i suoi piedi, avvertiamo che  non valorizza e non cammina utilizzando le sue menti, ma va a sfruttare le solite ed ordinarie risorse, quelle che ormai appartengono alle generazioni passate, lo fa con pessimismo e superficialità, intralciando il vero cambiamento etico e culturale necessario al nostro Paese.
La mia generazione, nata all’incirca nell’ultimo decennio del XX secolo, che giornalmente porta con sé un orgoglio audace di cambiamento, di rinnovamento culturale, potrebbe essere definita anche ingenua, ma noi giovani siamo fieri di credere davvero in quello che facciamo, senza mezzi termini.
Andiamo in giro e tra uno spazio e l’altro, iniziamo a discutere, a confrontarci con le varie e diverse istanze dominanti nel nostro territorio mantenendo la nostra grande grinta, quella di essere giovani (non solo di età, ma specialmente di idee).
 
Non abbiamo vissuto né il compromesso storico di Moro e Berlinguer e neppure l’allettante sfida economica e geo-politica tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, ma possiamo trarne informazioni attraverso i libri di storia e le testimonianze umane, e questo lo abbiamo già fatto e continuiamo a farlo, scoprendo modi di pensare, distanti anni luci dal nostro modo di fare politica o, semplicemente, di agire.
 
Quindi ci ritroviamo immersi nel capitalismo più cinico (quello che Marx sfidava e prevedeva anni fa), e quando ascoltiamo nelle sezioni e nelle piazze, le ancora ordinarie discussioni con i sostantivi “comunista”, “democristiano” e “socialista” ci rendiamo conto di avere dentro di noi un’immensa nostalgia, quella di non aver vissuto in quell’epoca, lontana, ma paradossalmente ancora con un’importanza determinante e fondamentale nella contemporaneità.
Al contempo, ciò diventa ed è proprio la nostra forza, perché ci ritroviamo compatti ed uniti per raggiungere i nostri obiettivi, che ormai in un mondo ed in una società completamente basata sul capitale sono paradossalmente abbastanza simili (in alcuni ambiti), ma i dettagli, specialmente in politica, fanno per fortuna la differenza.
 
E proprio per questo gradiremmo uno spazio maggiore, in qualsiasi ambito, dalla politica all’economia perché noi rappresentiamo quel tipo di società e generazione con uno dei compiti più difficili ed ardui: dobbiamo subire e risanare gli errori avvenuti in precedenza e dobbiamo agire con tutte le nostre forze, pur ostacolati da mille difficoltà e da mille strumentalizzazioni, per la ripresa, e per ripresa non intendo solo quella economica, e lottare per un cambiamento: etico, culturale ed esistenziale che deve ancora avvenire nel nostro Paese!
 
Tra le innumerevoli problematiche che affrontiamo giornalmente, non posso non evidenziare il tema della disoccupazione giovanile, con record storici, le politiche scolastiche (e non) nazionali ed europee non sempre adatte alle necessità adolescenziali o giovanili, le parole ripetitive di circostanza che non terminano mai e siamo stanchi di ascoltare; non ci fa paura tutto questo, nonostante ciò guardiamo il futuro con occhi dipinti di speranza, mettendoci anche un po’ di utopia e mi urge citare Don Gallo: “L’utopia è questo: quando sei convinto che a trecento metri ci sia quello che vuoi raggiungere, li percorri e ti rendi conto che l’utopia è trecento metri più in là, e così via. Per questo ti dici: “Allora è veramente irrealizzabile”. Invece no, perché c’è un aspetto positivo: che si sta camminando, e quindi l’utopia si realizza strada facendo.”
 
E appunto, noi cerchiamo di realizzare i nostri sogni strada facendo…
 
Ci sforziamo per farlo, lo facciamo con cuore ed anima, con tanta passione, perché il nostro sogno non è quello di diventare immediatamente grandi o protagonisti del XXI secolo, ma di fare dei piccoli passi, basandoci sui nostri ideali, con coerenza e senso di appartenenza, senza trovare sporche scorciatoie e banali escamotage, ed a mio giudizio solo questo è il metodo per diventare veramente grandi (senza accorgersene).
 
di Lorenzo Caffè 

 

Scritto da Redazione

Ti potrebbe interessare

Il Popolo, questo sconosciuto

di Cinzia Sciuto “We the people” è la formula che apre la Costituzione degli Stati …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *