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Stessa storia, stesso posto, stesso bar

Apri gli occhi Antonio è il 1989, il muro di Berlino è caduto ormai e stiamo entrando magicamente nell’ultima decade del ’900. Dopo gli anni dell’edonismo spontaneo e di protesta, signori e signore diamo il benvenuto alla decade dell’Edonismo consapevole: gli anni 90. Anni pieni di colpi di scena.

A 3 anni avevo già vissuto Tangentopoli. A 5 anni il primo Governo Berlusconi. Le pagine nere della Penisola italiana e il tramonto della Prima Repubblica non le ho vissute consapevolmente, ma sono entrate nell’inconscio senza più uscire. Ecco i primi anni del 90 sono il mio inconscio. Lo capisco solo ora. Per esempio è colpa di Baggio e degli anni 90 se non riesco più a vedere un calcio di rigore della Nazionale. Colonna sonora di quegli anni sono le note degli 883. Sintesi musicale degli anni 90 italiani è l’assolo di sassofono della canzone “Con un deca”. Un assolo “piacione”, travolgente ma cafone, è l’Italia che passa le vacanze in una pensioncina a Rimini, è l’Italia dei giovani appagati, è l’Italia con la casa di proprietà. Chi vuole far musica in quel periodo non può fare musica di denuncia. Denunciare cosa? Il Pop in Italia era Masini, con la sua musica fatta d’amore e amarezza profonda. Gli 883 non ci stanno e fanno una “Rivoluzione”. Chi ha raccontato finora le gesta del “Giovane Italiano di Provincia”? NESSUNO. Ci pensiamo noi. Testi che si tramandano, a 20 anni di distanza, come l’Odissea. L’amicizia spiegata con la metafora calcistica della “legge del gol”. Dalla donna-angelo di Dante alla donna-mito del Paesino di Pezzali. Canzoni d’amore banali, ma terribilmente orecchiabili. Sono gli anni della televisione commerciale. Le donne si riconquistano con Stranamore e non più con lunghe lettere. Max Pezzali è il metronomo dell’ultima decade del “Secolo Breve”, il lievitare progressivo della sua massa corporea scandisce gli ultimi passi del 900. Racconta la superficialità di una generazione, la provincia come gabbia (con un deca), la tardona come mito (la regina del celebrità), Pezzali racconta l’amore nella sua banalità, l’amore dell’1+1, l’amore del nessun rimpianto, del come mai ma chi sarai, del se sei amico di una donna non ci combinerai mai niente. La sua banalità nella concezione dei rapporti interpersonali è stato l’alveo più adatto per il successivo fiume in piena dei Social Network ,definitiva scure sui rapporti sociali e sulla qualità e lo spessore degli stessi. Ma il cantautore non ha colpa. Il cantautore racconta e se è pop, deve raccontare quello che la gente vuole sentirsi dire e ciò che la gente crede di essere. Poi se la pillola amara della banalità viene indorata da motivetti orecchiabili il mix diventa esplosivo. Max Pezzali oggi non è più in voga come un tempo, ma la nostra memoria dovrà farci i conti per sempre. Gli 883 sono un tatuaggio musicale indelebile. Intanto il 900 è tramontato e gli anni 2000 hanno fatto il loro ingresso nella storia con due torri rase al suolo. Le cose sono cambiate? La generazione made in 883 è cresciuta? La generazione made in 883 inaspettatamente è andata peggiorando. “Like the legend of the phoenix” recita il primo verso del tormentone del momento made in Daft Punk. Certo la leggenda la conosciamo tutti, ma la nostra generazione non riesce ad essere una vera Fenice. Continua a rotolarsi nelle ceneri, cambia Repubblica ma rimane con la testa e con le mani nella prima. Non c’è una rinascita. Sono gli anni delle cover, del basso tasso creativo, sono gli anni del manierismo, del revival, del vintage. L’unica opera creativa è il Governissimo. Gli opposti che si attraggono, l’istituzionalizzazione del compromesso. Il nemico che diventa alleato, sovvertite le regole dell’Epica Politica. Si crea solo nella sfera del “Peggio” e si copia nella sfera del “Meglio”. Gli standard di qualità nella valutazione delle personalità politiche e pubbliche si sono drasticamente abbassati. Il codice d’interpretazione della realtà rimane il “codice 883″. Basta poco per diventare idoli politici, chi non si adatta alla solita superficiale realtà risulta triste, amaro e anacronistico come una canzone di Masini , se vuoi ballare in questa giungla devi continuare a “tenere il tempo, con le gambe e con le mani”. Dove stiamo andando? Dove andremo nei prossimi mesi? Ovunque e da nessuna parte. Nord Sud Ovest Est e forse quel che cerco neanche c’è. Alla ricerca di un Uomo Ragno, pronto a cambiare le sorti della sinistra italiana e pronto a farsi portavoce di una base sempre più numerosa. Sperando che non venga ucciso da quelli della mala o da quelli del PD. Per non parlare più (sulle note di Con un Deca), come tanti anni fa, di quanto è paranoica questa Sinistra, della sua gente delle sue manie, 1 astenuto e 101 traditori. 

di Antonio Sicilia

Scritto da Redazione

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