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Tour abusivo tra gli abusi della politica Italiana

Abuso. Parola che deriva dal latino “ab-uti“: eccesso nell’uso. Parola che riesce bene a sintetizzare attimi e vicende della situazione politica italiana, spesso segnata da un utilizzo fuori dal limite dei poteri conferiti.

 

La carriera politica di Berlusconi, per cominciare, è stata segnata da 20 anni di “abuso” della Politica, le numerose leggi ad personam ne sono l’emblema, eccessi nell’uso della sovranità concessa dal popolo per modificare lo strumento normativo a proprio piacimento. L’abuso di frequenze televisive, di cui era ed è concessionario, per lanciare messaggi politici. L’abuso di via del Plebiscito, a Roma, per montare il Palco della triste manifestazione dell’altro giorno, non autorizzato dal Campidoglio.

L’abusiva rimozione della segnaletica stradale per far posto al palco. Mesi fa ricordo l’abusiva, in quanto eccedente i poteri dell’esecutivo, manifestazione contro la Magistratura, a cui parteciparono Ministri e sottosegretari. Uscendo dal perimetro berlusconiano i casi di abuso politico non finiscono. Le dichiarazioni di Bondi sono abusive, utilizzano impropriamente ed eccessivamente la sentenza, per invocare eventualità delicate come una guerra “civile”, aggettivo che si sperava Bondi non avrebbe più utilizzato dopo il crollo della domus dei Gladiatori, ma al peggio non c’è mai limite. Abusiva, eccessiva, è  la richiesta del PDL di chiedere al Capo dello Stato una commutazione della pena detentiva di Berlusconi in pecuniaria, seguendo lo stesso iter di Sallusti, potere concesso al Presidente della Repubblica dall’art.87 Cost. Non sarò fazioso, nel mio tour “abusivo” tra gli abusi non posso non toccare l’attuale dirigenza del Partito Democratico e a tratti questo tour mi farà diventare eversivo perchè non potrò esimermi dal citare il Capo dello Stato e le sue recenti dichiarazioni.

Nel PD l’abuso è evidente. Parlo di Epifani, nominato come “traghettatore” del Partito Democratico verso il Congresso. Il Congresso ad oggi non è ancora stato fissato, si parla già di uno slittamento rispetto alla sua data naturale (7 novembre) e la Direzione, convocata per l’8 agosto, non contempla le regole e la data del Congresso tra i temi all’ordine del giorno. E’ un evidente “Abuso”, cioè un eccessivo utilizzo del ruolo di “Caronte”. Il caso più grave a livello istituzionale, almeno a mio parere, è un altro.

Mi riferisco al Presidente Napolitano che, poche ore dopo la definitiva e irrevocabile Sentenza di condanna in Cassazione per Silvio Berlusconi, ha dichiarato: «Il paese ritrovi serenità, ora riformare la giustizia». Converrete con me che, al momento della lettura, non abbiamo colto seduta stante e in pieno la gravità di quell’affermazione. Il Capo dello Stato, bilancia irrinunciabile per l’equilibrio dei tre poteri dello Stato, garante della Costituzione e del reciproco rispetto tra Poteri, accetta la sentenza ma chiede una riforma della giustizia, come un papà che accoglie il figlio quattordicenne alle 4 di notte sull’uscio di casa, con un finto sorriso, dicendo: “Si ok adesso vai a letto, ma da domani le cose cambiano”.

Un “abuso”dei poteri ad esso concessi è riscontrabile anche nei rapporti con il Parlamento. Il Presidente della Repubblica, in virtù del potere costituzionale di presiedere il Consiglio Supremo di Difesa,  aveva definito inaccettabili, riguardo la vicenda F-35,  gli eventuali “veti” del Parlamento, considerato da Napolitano incompetente in materia.

L’Abuso è evidente, lo sostiene anche Rodotà, facendo un’analisi che parte dai poteri del Consiglio Supremo di Difesa:  ”E’ un organo di informazione e consulenza del presidente della Repubblica, e indirettamente del governo .Non può essere il Consiglio a imporre veti alle Camere, proprio non gli compete“.  Sull’irritazione di Napolitano in merito alla vicenda continua : “Non me lo spiego, dato che non vedo tentativi del Parlamento di esautorare il governo né, tantomeno, il capo dello Stato.  È vero che il ministro della Difesa può intervenire con decreto, ma solo quando si tratta di provvedimenti finanziati da uno stanziamento di bilancio ordinario. In questo caso invece si tratta di ordini di spesa pluriennali, che devono essere rivisti di volta in volta e che di conseguenza devono essere sottoposti al Parlamento“.

Stesso utilizzo eccessivo dei poteri a sua disposizione è stato compiuto riguardo la vicenda della mozione di sfiducia per il Ministro Alfano. Prima della votazione il Presidente ha lanciato un avvertimento, che è suonato più come un diktat che come un consiglio. Se Alfano cade, cade il Governo e questo sarebbe eccessivamente dannoso per l’Italia e per la nostra economia, queste in sintesi le parole del Presidente. Dov’è finita la libertà del parlamento di decidere sulla sfiducia di un Ministro? Chissà. Fatto sta che nei giorni seguenti il PD ha sommessamente deciso che non l’avrebbe votata quella mozione.

Il problema di tali abusi di potere, legittimati da un Parlamento succube, supino, ormai esautorato e spesso limitato a ratificare i provvedimenti già presi dal Governo, sta proprio nella mancanza di ostacoli. Una repubblica parlamentare sulla Carta (con la C maiuscola) che sempre più si evolve in una repubblica presidenziale. Non è questa la sede per soffermarmi sulla convenienza storica e politica dell’uno o dell’altro modello. Dico solo che tale simil Repubblica Presidenziale, che va affermandosi a piccoli passi, a piccole dichiarazioni, a piccoli moniti, è più che pericolosa, perchè non è codificata, non è inserita in un quadro istituzionale e quindi non conosce limiti.

Gli equilibri istituzionali sono fragili ma ben pensati dalla carta costituzionale. Se il capo del CSM, organo che ha lo scopo di garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, in particolare da quello esecutivo, all’indomani di una sentenza della Cassazione, invoca e auspica una riforma della giustizia, capite bene che gli equilibri vanno nella direzione della rottura. Stessa cosa se il Capo dello Stato, eletto dal Parlamento in seduta comune, vincola il Parlamento stabilendo quello che non può fare e condizionando con dei moniti ciò che può fare.

Mettere un freno a tali abusi è difficile e complicato. Cominciare a denunciarli e a discuterne mi sembra un inevitabile primo passo verso la normalità.

di Antonio Sicilia

Scritto da Redazione

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