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Minniti e la rottura sentimentale tra elettori e Pd

di Giuseppe Aloise

All’indomani del risultato elettorale del 4 marzo l’analisi autocritica di Marco Minniti aveva trovato larga eco sulla stampa.

Ricordandola avevamo commentato: “L’ex Ministro Marco Minniti aveva descritto lo stato d’animo degli sconfitti, con una dotta citazione di un brano dell’ultima lettera di Vladimir Majakovskij prima del suo suicidio : ‘La barca dell’amore si è schiantata contro l’esistenza quotidiana’. Ma poi si era subito pentito della bella citazione, come ci racconta Francesco Merlo su Repubblica, perché “anche questo è stato sconfitto, il passato, un modo di stare al mondo, la sinistra che ha alle spalle i libri di Gramsci e di Majakovskij, un’antropologia percepita come aristocratica”.

Annunciando la sua candidatura a Segretario del PD, Minniti , dopo aver sottolineato che il risultato del 4 marzo è stato più di una sconfitta perché  “c’è stata una rottura sentimentale con i nostri elettori”, ha detto : “basta all’aristocrazia, la mia sinistra è per i deboli”.

Il tema della “rottura sentimentale con gli elettori” è stato più volte ripreso da Minniti nel corso dei suoi interventi nel dibattito interno al PD.

Già D’Alema, spiegando i motivi del calo dei consensi alle Regionali del 2015, in una intervista ad Aldo Cazzullo, aveva evidenziato : “Che è avvenuta una cosa più grave di una rottura politica; una rottura sentimentale. Un parte degli elettori di sinistra hanno rotto con il Pd, e difficilmente il Pd li potrà recuperare”.

Le rotture sentimentali sono più difficili da recuperare. In altri campi ed in altri settori della politica forse è più facile ricucire gli strappi perché le rotture e le ricuciture, in fondo, si alimentano di giudizi di convenienza. A sinistra invece le rotture nascono da “convinzioni” sicchè il recupero dell’elettorato che non si è astenuto ma ha scelto un’altra formazione politica diventa difficile e faticoso.

In Minniti c’è dunque la consapevolezza che il recupero dei consensi elettorali è un’operazione abbastanza complessa e richiede non operazioni di facciata ma una riflessione di alto profilo che sappia cogliere le novità intervenute nella società italiana e nel sistema della rappresentanza politica.

Un tempo non molto lontano la contrapposizione tra destra e sinistra aveva largo peso nel dibattito politico e gli esiti della frattura tra opposte posizioni riconducibili allo schema destra-sinistra avevano un’incidenza notevole sul consenso elettorale.

Ora lo scontro è tra vecchio e nuovo: esso vale di gran lunga molto di più rispetto alle contrapposizioni classiche.

Il PD non può essere percepito come un’antropologia aristocratica ma deve incarnare il bisogno di novità che è dentro la realtà sociale e politica del nostro paese. Non si dimentichi che il successo elettorale dei 5 stelle ha la sua forza nel bisogno di novità e di cambiamento.

Lo stesso successo iniziale di Renzi poggiava essenzialmente sul bisogno di sostituire la “ditta” rottamando l’antropologia aristocratica che si era nutrita di Gramsci e Majakovskij.

Io credo che Marco Minniti potrà e saprà interpretare questo bisogno di cambiamento perché non gli è estranea “la politica come storia in atto”.

Vorrei solo ricordare in tema di “nuovo” ciò che scrisse appunto Vladimir Majakovskij : “Le nostre gesta saranno più difficili di quelle del creatore che ha riempito il vuoto di cose. Noi dobbiamo creare il nuovo con l’immaginazione e anche dinamitare il vecchio”.

Il nuovo ha bisogno di una partito-comunità che si alimenta di passione ma per essere costruito necessita non solo di immaginazione ma anche di sostituzione di quanto di “vecchio” viene percepito dagli elettori.

Il Pd e le disuguaglianze: come la casta dei bramini

Scritto da Redazione

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