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Ma il 18 aprile cos’ha approvato il Consiglio dei Ministri?

Dopo sette giorni dal Consiglio dei Ministri del Venerdì Santo e dalla conferenza stampa che ne è seguita, finalmente il decreto Irpef (80 euro) è consultabile sul sito del Governo.

In un precedente post avevo sottolineato come in questa vicenda c’erano delle cose che non tornavano, a cominciare dalle parole proferite dal premier sui tempi di pubblicazione dell’atto.

Aveva detto il premier: “Il decreto è in fase di coordinamento testo con i singoli ministri e, credo, sarà pubblicato in gazzetta ufficiale all’inizio della settimana prossima“. Coordinamento testo? E che significa? L’articolo 77 della Costituzione a tal proposito parla chiaro: “Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere”. Punto.

I decreti legge, detti anche atti aventi forza di legge, trovano ordunque la loro legittimazione nel presupposto della “necessità” e dell’ “urgenza”, quindi, nel caso di specie, il Consiglio dei Ministri, nella seduta del Venerdì Santo, avrebbe dovuto approvare, su proposta del premier e del ministro dell’economia, un atto definitivo, comprensivo delle coperture finanziarie, pronto per l’emissione da parte del Presidente della Repubblica e la conseguente trasmissione al Parlamento per la conversione in legge.

Dopo il Consiglio del 18, nondimeno, tutti i giornali italiani hanno commentato i contenuti del fantomatico decreto sulla base dei tweet e del comunicato stampa della Presidenza del Consiglio, perché il testo del decreto non è stato reso noto.

Passano cinque giorni e le agenzie di stampa battono questa notizia: “Arriva il testo definitivo del decreto Irpef”. Testo definitivo? Ma allora quello approvato nel Consiglio dei Ministri cos’era? E se il testo diramato alle agenzie fosse diverso da quello approvato il 18 aprile, cosa si dovrebbe dire a proposito della sua legittimità, sia sotto il profilo formale che sostanziale?

Sennonché apprendiamo che il Capo dello Stato avrebbe temporeggiato prima di apporre la sua firma sul provvedimento, chiedendo al premier ed a Padoan ulteriori chiarimenti. Questo spiega il perché del testo non c’è stata traccia per una settimana né sul sito del Governo, né su quello del Quirinale. Rimane però il mistero su cosa abbia approvato realmente il Consiglio dei Ministri nella seduta del 18 aprile e se, effettivamente, abbia approvato qualcosa.

Viene da chiedersi, in ogni caso: ma cosa sta succedendo in questo nostro paese? Ma si può giocare in questo modo con le regole dell’Ordinamento, che poi sono le regole della democrazia?

di Luigi Pandolfi

Scritto da Redazione

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