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Governo, dall’uscita dall’euro alla continuità col Pd

di RP

Mentre la campagna (o il diversivo) contro i migranti miete successi a destra e a manca, il titolare dei conti pubblici, il ministro dell’economia Giovanni Tria, spegne ogni speranza sulla possibilità di deviare dagli impegni con l’Europa (fiscal compact).

Chiarissime le sue parole in sede di dibattito alla Camera dei Deputati sul Documento di Economia e Finanza (Def): «Il consolidamento di bilancio è condizione necessaria per mantenere la fiducia dei mercati finanziari, imprescindibile per tutelare i risparmi italiani e ottenere una crescita stabile; dobbiamo mantenere un percorso di riduzione del debito e soprattutto evitare l’aumento dell’indebitamento per finanziare spesa corrente».

Non solo: «E’ bene non mettere a repentaglio l’evoluzione prevista dal quadro macroeconomico tendenziale del Def, in base al quale il deficit calerà allo 0,8% del pil nel 2019 in modo da raggiungere il pareggio di bilancio nel 2020, con il debito che inizierebbe un chiaro percorso discendente».

Una sconfessione in diretta della risoluzione della maggioranza, che, per quanto ambigua («riconsiderare in tempi brevi il quadro di finanza pubblica nel rispetto degli impegni europei per quanto riguarda i saldi di bilancio del triennio 2019-2021»), poneva il tema della negoziazione con Bruxelles per ottenere «regole di bilancio più flessibili e spazi maggiori per le spese produttive».

In sostanza, il ministro dell’economia si sta muovendo in continuità con lo spirito del suo predecessore e dei governi del Pd, mettendo al primo posto nella sua agenda, quindi nell’agenda del governo, il «consolidamento dei conti pubblici» a scapito di una politica economica espansiva per rilanciare gli investimenti, i consumi, e redistribuire la ricchezza.

Invero, a governance invariata, una politica fiscale espansiva sarebbe impossibile. Ma questo non è stato detto né in campagna elettorale né in sede di formazione del governo, né, ancora, in queste prime settimane dal suo insediamento.

Ma ormai è chiaro: c’è uno scarto evidente tra realtà e propaganda nell’azione di questo governo, in perfetto stile demagogico-populista.

Dagli al migrante, ai Rom, al diverso, per mascherare la politica “continuista” in materia economica e sociale. Il gioco ormai è chiaro, è per così dire «sgamato».

D’altro canto, mentre sull’Europa e i suoi vincoli il tentativo di governo giallo-verde stava naufragando, nessuna preoccupazione avevano destato, fin dall’inizio, i propositi di Salvini & Co in materia di immigrazione e sicurezza.

Vuoi mettere una sparata (si fa per dire) sugli immigrati «invasori» con la tenuta dei conti pubblici?

Scritto da Redazione

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