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C’è un altro Veneto. La sfida di Laura Di Lucia Coletti

 

Alle elezioni regionali del 31 maggio in Veneto è presente anche la lista “L’Altro Veneto – Ora Possiamo”, che candida alla presidenza Laura Di Lucia Coletti*. 

Che idea hanno del futuro della regione? Cosa propongono ai cittadini?

Desideriamo una regione in cui il lavoro, l’abitazione, i servizi sanitari, l’istruzione e un ambiente salubre siano garantiti a tutti.

Un’ alternativa al “partito unico” dei grandi affari che ha fin qui governato l’Europa, l’Italia e il Veneto è possibile, oltre che necessaria. Le cose stanno finalmente cambiando. Tsipras in Grecia, Podemos in Spagna ne sono l’esempio. Anche in Italia le cose possono cambiare. A cominciare dal basso, dai Comuni e dalle Regioni, dando vita a coalizioni sociali popolari e maggioritarie che sappiano andare oltre l’indignazione e la protesta. Che sappiano riconquistare la fiducia delle popolazioni nella democrazia, nella giustizia, nella solidarietà tra le persone.

Ma è necessario far presto. In Veneto, così come in gran parte del’Europa, la crisi sta devastando il tessuto economico e sociale. Crescita della disoccupazione (in particolare quella giovanile) caduta dei redditi, tagli ai servizi sociali, degrado ambientale sono gli esiti di scelte di politiche economiche sbagliate che, sotto il ricatto del debito, sono state imposte dalle autorità finanziarie internazionali (la cosiddetta Troika: Fondo Monetario, Banca Centrale Europea, Commissione europea). Invece di contrastare le speculazioni e di colpire le rendite finanziarie – vere cause della crisi –  i governi europei scelgono di continuare ad immettere denaro nelle banche.

Per una vera proposta alternativa per il domani.

 Il fanatismo ideologico liberista e la subalternità dei governi nei riguardi degli interessi delle grandi compagnie transnazionali hanno imposto assurde politiche di “austerità” che impoveriscono i ceti popolari, aumentano le diseguaglianze, restringono le tutele e i diritti del lavoro (Jobs Act quale compimento di un pluriennale percorso legislativo finalizzato a sancire la centralità dell’impresa rispetto al lavoro), riducono i servizi sociosanitari (Patto di stabilità), compromettono la salvaguardia geofisica del territorio (Sblocca Italia).

C’è continuità e coerenza negli atti dei governi che si sono succeduti anche in Italia: da Berlusconi, a Monti, a Renzi. In nome della fedeltà ai trattati e alle direttive europee (Maastricht, Lisbona, Fiscal Compact) le maggioranze bipartisan (di “coalizione nazionale”, destra e centrosinistra, assieme) sono giunte ad approvare gravissime controriforme di stampo autoritario che cambiano la Costituzione italiana. L’obbligo del “pareggio di bilancio” taglia i trasferimenti a Regioni ed Enti locali. Il Senato è trasformato in un insieme di nominati senza autonomia rispetto al potere esecutivo. Cancellate le Province, i Consigli di circoscrizione sono stati azzerati. Le nuove leggi elettorali (Italicum) deformano il principio di proporzionalità. Il potere politico viene accentrato negli esecutivi: premier, governatori, sindaci , “uomini soli al comando”, dettano le loro volontà.

Il nostro programma è ispirato alla Costituzione repubblicana del 1948 della quale ci impegniamo a rispettare e attuare, nella forma e nei contenuti, i principi, i valori e i diritti da essa garantiti. Lavoro, ambiente, salute, saperi, pace, solidarietà sono diritti inalienabili.

Partito Democratico, Forza Italia, Lega e loro derivati si presentano ora in veste di avversari. Una messa in scena di una falsa competizione a scopo elettorale. Ma in realtà in tutti questi anni hanno condiviso le politiche economiche e le controriforme istituzionali approvate in Parlamento.

In molti altri paesi europei le cose stanno cambiando. La sfiducia è cattiva consigliera, porta all’astensione di massa al voto. Il rifiuto e la critica crescente nei confronti della politica politicante nasce da motivazioni più che legittime, ma se non si  configura in un’alternativa praticabile finisce per costituire una delega ancora più forte di quella espressa con il voto, dando carta bianca alla governance per decidere delle nostre vite e del nostro territorio.

Come ci immaginiamo il futuro del Veneto in cui ci piacerebbe vivere?

Il nostro è da tempo un territorio offeso dalla speculazione, dalla corruzione e dal clientelismo, sempre più terra di facile conquista per la criminalità organizzata. È una terra violentata dal cemento imperante e dall’inquinamento selvaggio. Si privatizzano i beni comuni, si prosciugano le risorse naturali, si mettono sempre più a rischio salute, ambiente e città in nome del profitto e del mercato. È una terra disumanizzata dallo sfruttamento e dal razzismo.

Siamo pronti a costruire un altro Veneto, patria dei diritti e dei beni comuni, laboratorio di cittadinanza e partecipazione democratica. La lista L’Altro Veneto. Ora Possiamo! invita tutte e tutti a ragionare su come interpretare e dare corpo al sogno di un altro Veneto. Una regione retta da principi di solidarietà, cooperazione, aiuto reciproco, conservazione dei beni e dei servizi collettivi, condivisione delle decisioni che riguardano il futuro di tutti.

La nostra è una lista di servizio. Vogliamo dare la parola a chi non ce l’ha. Vogliamo dare potere a chi non ce l’ha. Vogliamo organizzarci collettivamente. Come ci ricorda un famoso proverbio africano: “Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia”. Questo sogno può iniziare nei nostri territori con L’Altro Veneto. Ora Possiamo!, quello che volta pagina e riscrive le regole del gioco.

Tanti sono i movimenti, i comitati, le associazioni, le liste civiche e le organizzazioni politiche che agiscono in difesa dei beni comuni, contro le medie e grandi opere inutili e dannose, contro la devastazione del territorio, per un approccio diverso al problema dei rifiuti, per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, dei migranti, per i diritti umani e civili “di tutte e di tutti”, per il riconoscimento delle minoranze sinti e rom, contro l’omofobia, la transfobia ed il sessismo, contro la violenza di genere ed il femminicidio, contro ogni forma di discriminazione, per la difesa della laicità delle istituzioni, per la libertà di scelta e autodeterminazione in ogni fase della vita, contro ogni forma di censura, per il diritto al lavoro, il diritto alla casa, contro ogni forma di tortura “di stato” e per l’umanizzazione delle pene fuori e dentro le carceri, per la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico, per il rispetto di ogni forma di vita umana e non umana.

Tanti i movimenti e le realtà pacifiste e nonviolente presenti nelle nostre città e nei nostri paesi, che diffondono una cultura di pace, una critica della violenza e portano avanti campagne essenziali, come quella contro le basi militari americane (come quella del Dal Molin a Vicenza) e Nato (come quelle di Aviano che ospitano 70 testate nucleari) e gli F35.

Forte è stato nel Veneto il movimento Acqua Bene Comune che ci ha insegnato quanto sia importante difendere e rivendicare la gestione collettiva dei Beni Comuni, portando alla bellissima ed indimenticabile vittoria del referendum.

Le esperienze di lotta, anche le più piccole, anche di quartiere, spesso non trovano un luogo politico più ampio, un contesto in cui condividere la propria battaglia con altre esperienze simili, battendosi contro gli effetti di una stessa logica distruttiva. Molteplici e sparpagliati sono i percorsi di consumo critico, di autoproduzione, di riciclo e riuso, di nuove culture e colture sulla terra e i suoi frutti. Nella nostra regione sono presenti molti Gruppi di Acquisto Solidale, o altre iniziative simili che camminano nella stessa direzione. Agricoltura contadina e/o biologica, filiera corta e km0 hanno bisogno di proposte politiche all’altezza della sfida. Il legame con il territorio, non in termini identitari e demagogici, ma da un punto di vista democratico e solidale che metta le persone e l’ambiente che le ospita al centro, è un rapporto vivo che va quanto prima ritrovato, coltivato, rivendicato.

 

*Laura Di Lucia Coletti insegna Italiano e Latino al Liceo Giordano Bruno di Mestre. Premiata dalla Presidenza della Repubblica per progetti di educazione alla pace e di educazione ai media. Eletta Consigliera Provinciale nel giugno 2004 come indipendente nella Lista DS, ha promosso il Codice Etico di Condotta per gli eletti, percorsi di formazione per i dirigenti per gli “acquisti verdi” e per le procedure di trasparenza della spesa. Ha promosso seminari internazionali a S. Servolo – Venezia su Etica e Comunicazione e sul Cambiamento climatico. Da febbraio 2014 è membro del comitato provinciale di Venezia dell’Altra Europa con Tsipras e da gennaio 2015 socio fondatore dell’Associazione L’Altra Europa-laboratorio Venezia, con ruolo di coordinatore-portavoce.

 

Scritto da Redazione

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