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Pronti i motori per gli F-35, ma in Italia si protesta

Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e la Pratt & Whitney hanno raggiunto un accordo di massima per la produzione del sesto lotto di motori per F – 35 Lightning II.

Il contratto riguarderà la produzione di 38 motori (2 di ricambio) “modello F135”, la gestione del programma, il supporto ingegneristico e pezzi di ricambio.

L’ammontare dei costi non è ancora stato in definito in dettaglio, ma sarà probabilmente simile al precedente contratto di 1 miliardo di dollari per il 5° lotto di motori siglato a maggio, anche se si prevede una riduzione dei costi sui propulsori.

Il delegato al programma f-35 dell’ US Air Force, il tenente generale Chris Bogdan, ha dichiarato che “questo accordo è equo per il Governo e la Pratt & Whitney, la riduzione dei costi è fondamentale per il successo di questo programma e stiamo lavorando insieme per ridurre i costi del sistema di propulsione”.

L’accordo LRIP -6 riguarda la produzione per diciotto F – 35A, modelli a decollo convenzionale per la US Air Force; sei F-35B varianti jump -jet per il Corpo dei Marines degli Stati Uniti; sette F-35C per la Marina degli Stati Uniti, così come tre F-35As per Italia e due F-35As per l’Australia. Le consegne dei motori dovrebbero iniziare a metà 2014.

F-35 e l’ITALIA

Il programma F-35 Joint Strike Fighter è oggetto del dibattito italiano da alcuni anni. Il Governo italiano prevede di spendere complessivamente 10 miliardi di Euro (500 milioni in programma nel 2013) per l’acquisto di 90 F-35. Il progetto ha avuto il suo naturale avanzamento e solo a causa della crisi economica è stato portato alla ribalta. I ritardi nello sviluppo e nella consegna dei velivoli hanno fatto lievitare i costi dei sistemi d’arma fino a 127 milioni di euro stimati per unità (la stessa Lockheed Martin ha parlato di 170 milioni di euro), sollevando dubbi sull’opportunità di realizzare il programma. Se il prezzo unitario degli F-35 è lievitato in maniera così esponenziale, l’esborso per 90 aerei sarebbe comunque superiore a quello previsto per i 131 originariamente ipotizzati. A conti fatti, la riduzione del numero di cacciabombardieri sarebbe senza effetti economici concreti.

Intanto oggi alle 15, a piazza San Babila a Milano, l’ennesima manifestazione contro l’acquisto degli F-35.

di Francesco Madrigrano

Scritto da Redazione

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