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La Nato pronta ad attaccare la Siria, ma l’obiettivo è l’Iran

Riguardo alla Siria sta andando in scena un film già visto. “I ribelli”, nonostante i copiosi aiuti occidentali e delle monarchie feudal – petrolifere del Golfo, non sono riusciti ancora a rovesciare il regime di Bashar al-Assad. Circostanza questa che starebbe convincendo la Nato ad intervenire direttamente, per “liberare” il paese dall’odiosa tirannia baathista.

Inutile ricordare che anche qui la “resistenza” non è composta da sinceri democratici, imbevuti di valori liberali, ma dagli stessi fondamentalisti islamici che altrove, e in diverse circostanze, sono etichettati senza esitazione alcuna come “terroristi”. No, meglio pensare che “il nemico del tuo nemico è tuo amico” che farsi troppe domande sulle conseguenze di una deriva islamista del paese, strategico per il dominio dell’area.

Ma l’Occidente democratico non può scatenare guerre senza valide motivazioni umanitarie. No, l’Occidente fa la guerra per instaurare la pace, per aiutare i popoli in difficoltà, per scongiurare bagni di sangue e genocidi.

Senza la prova che il nemico stia usando armi non convenzionali contro il suo popolo non si può scatenare un’offensiva militare. Serve la prova regina: le armi di distruzione di massa!

Già un anno fa Obama aveva annunciato che l`uso di armi chimiche da parte del regime di Damasco avrebbe costituito la “linea rossa” oltre la quale ci sarebbe stata certamente una qualche  risposta da parte degli Stati Uniti. D’altronde fu proprio la “prova” di un uso “limitato” di armi non convenzionali da parte delle autorità siriane nello scorso mese di giugno a “convincere” la Casa Bianca a dare il proprio sostegno ai ribelli anti-Assad.

 Ora però le cose stanno prendendo una piega diversa: l’uso di armi chimiche non avrebbe più carattere “limitato” ma “esteso”, dunque ci sarebbero tutte le condizioni, politiche, giuridiche e morali, per scatenare l’attacco diretto.

Ciò a dispetto della recente  inchiesta condotta dall’Onu, secondo la quale le armi chimiche in Siria verrebbero davvero usate, ma dai “ribelli” legati ad Al Qaeda e foraggiati dall’Occidente!

Intendiamoci: la repressione della rivolta da parte del regime di Assad non è stata certamente gandhiana in questi mesi. Tutt’altro. Né qui possiamo escludere che siano state impiegate armi chimiche per piegare la resistenza dei “ribelli”.

Il problema è che per togliersi di torno un regime “scomodo” l’Occidente democratico non si fa scrupolo di dare foraggio ai suoi peggiori nemici, che in quanto ad uso di gas, per stare al tema, non sarebbero stati da meno del loro potente avversario. Ricordiamo che tra i ranghi dell’opposizione  al regime di Assad , insieme all’Esercito Siriano Libero (Al-Jaysh al-suri al-harr)  figura anche il Fronte al-Nura  (conosciuto anche come Jabhat al-Nuṣra), legato direttamente ad al Qaeda. Un gruppo che sta facendo molti proseliti e si sta conquistando sempre più la simpatia della popolazione grazie al suo impegno per così dire “sociale” sul modello di Hamas a Gaza ed Hezbollah in Libano.

In verità il sostegno americano ai “ribelli”  non sarebbe stato soltanto di tipo economico o in rifornimento di armi. Come ha riportato recentemente Le Figaro:  in Siria combatterebbero formazioni armate addestrate direttamente da esperti USA.

Questi gruppi sarebbero addestrati dagli americani in Giordania e passerebbero il confine con la complicità di forze speciali israeliane e giordane.

Follia della superpotenza americana e dei suoi alleati europei? No, piuttosto lucido ragionamento tattico in chiave anti- Iran ed anti – Hezbollah.

A Teheran l’hanno capito benissimo, tanto da dichiarare  che ci sarebbero «dure conseguenze» se gli Usa oltrepassassero la «linea rossa» in Siria.

Scritto da Redazione

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