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Afghanistan: se la guerra non ferma la produzione di oppio

In un anno le coltivazioni di papavero da oppio in Afghanistan sono aumentate del 36% e la produzione di oppio é aumentata del 49% rispetto al 2012. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto diffuso a Kabul dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (Unodc) e dal ministero afghano dell’Antinarcotici. La produzione di oppio, secondo l’Afghanistan Opium Survey 2013, ha raggiunto le 5.500 tonnellate, mentre le coltivazioni sono ormai estese su 209mila ettari rispetto ai 154mila dello scorso anno e al ‘picco’ di 193mila ettari del 2007. Inoltre sono scese a 15 rispetto alle 17 del 2012 le cosiddette province ‘poppy free’, ovvero in cui non c’é traccia di coltivazioni. Le province di Balkh e Faryab hanno infatti perso lo status di ‘poppy free’. Il prezzo dell’oppio, secondo il rapporto, si aggira intorno ai 145 dollari al chilo. I dati record, si legge sul sito web dell’Unodc, potrebbero derivare dalla volontà dei coltivatori afghani di mettersi al ‘sicuro’ di fronte a un ”futuro incerto” dopo il ritiro nel 2014 delle forze della coalizione. Parlando di numeri che “fanno riflettere”, il direttore esecutivo dell’Unodc Yury Fedotov, ha sottolineato come questa situazione rappresenti una “minaccia per la salute pubblica, la stabilità e lo sviluppo dell’Afghanistan. Serve una risposta integrata e globale al problema della droga – ha detto Fedotov, secondo quanto si legge sul sito web dell’Unodc – Gli sforzi nella lotta al narcotraffico devono essere parte integrante dell’agenda per la sicurezza, lo sviluppo e l’institution-building.

Con l’avvicinarsi del 2014 e del ritiro delle forze internazionali dal Paese, i risultati dell’Afghanistan Opium Survey dovrebbero essere considerati per quello che sono: un allarme, una richiesta urgente di azione”, ha aggiunto. Anche quest’anno circa il 90% delle coltivazioni di oppio si registra in nove province delle regioni meridionali e occidentali del Paese, quelle più colpite dall’insorgenza. Nella provincia di Helmand, la prima per la produzione di oppio dal 2004, i campi coltivati a papavero da oppio sono aumentati del 34%. Un incremento del 16% si é invece registrato nella provincia di Kandahar. Inoltre, secondo il rapporto, si sono ridotti del 24% i programmi del governo per l’eradicazione delle coltivazioni di oppio. E nel caso della provincia di Badakhshan, l’unica del nordest in cui si trovano campi di papavero da oppio, si é assistito a un aumento del 25% delle coltivazioni, nonostante circa 2.800 ettari di terreni siano stati oggetto di programmi di eradicazione. Inoltre, durante i programmi di eradicazione ben 143 persone sono rimaste uccise rispetto alle 102 dello scorso anno.

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Opium poppy cultivation in Afghanistan rose 36 per cent in 2013, a record high, according to the 2013 Afghanistan Opium Survey released today in Kabul by the Ministry of Counter Narcotics and UNODC. Meanwhile, opium production amounted to 5,500 tons, up by almost a half since 2012.

Calling the news “sobering”, Yury Fedotov, Executive Director of UNODC, stressed that this situation poses a threat to health, stability and development in Afghanistan and beyond:  “What is needed is an integrated, comprehensive response to the drug problem. Counter-narcotics efforts must be an integral part of the security, development and institution-building agenda”.

The area under cultivation rose to 209,000 ha from the previous year’s total of 154,000 ha, higher than the peak of 193,000 hectares reached in 2007. Also, two provinces, Balkh and Faryab, lost their poppy-free status, leaving 15 provinces poppy-free this year compared with 17 last year.

Although lower than in 2012, opium prices continued to lure farmers at around $145 per kg, much higher than the prices fetched during the high yield years of 2006-2008.  Farmers may have driven up cultivation by trying to shore up their assets as insurance against an uncertain future resulting from the withdrawal of international troops next year. Worth around US$ 950 million, or 4 per cent of national GDP in 2013, the farm-gate value of opium production increased by almost a third. Together with profits made by drug traffickers, the total value of the opium economy within Afghanistan was significantly higher, implying that the illicit economy will continue to grow whereas a slowdown of the legal economy is predicted in 2014.

“As we approach 2014 and the withdrawal of international forces from the country, the results of the Afghanistan Opium Survey 2013 should be taken for what they are – a warning, and an urgent call to action,” said the UNODC chief.

The link between insecurity and opium cultivation observed in the country since 2007 was still evident in 2013; almost 90 per cent of opium poppy cultivation in 2013 remained confined to nine provinces in the southern and western regions, which include the most insurgency-ridden provinces in the country. Hilmand, Afghanistan’s principal poppy-producer since 2004 and responsible for nearly half of all cultivation, expanded the area under cultivation by 34 per cent, followed by Kandahar, which saw a 16 per cent rise. 

Across the country, governor-led eradication decreased by 24 per cent to some 7,300 hectares. Badakhshan, the only poppy-growing province in the north-east, witnessed a 25 per cent increase in cultivation despite the eradication of almost 2,800 ha. During the 2013 eradication campaigns, the number of casualties rose significantly, with 143 people killed this year compared with 102 fatalities in 2012.

“If the drug problem is not taken more seriously by aid, development and security actors, the virus of opium will further reduce the resistance of its host, already suffering from dangerously low immune levels due to fragmentation, conflict, patronage, corruption and impunity”, said Yury Fedotov.

Further information:

2013 Afghanistan Opium Survey – Summary Findings

UNODC Country Office in Afghanistan

 

di Redazione

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