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La fine del Pdl e il ritorno di Forza Italia

Ritorno al futuro. A volte ritornano. Una via senza ritorno. Non sono titoli di film più o meno famosi. Notiziona? No niente di nuovo proprio ma… Notizia di questi giorni ma da tempo nell’aria. Torna in vita un partito mai veramente scomparso. E diciamolo pure: bentornati nel 1994!

Un ritorno al passato lontano vent’anni ormai, un’impresa molto più complessa dell’arretramento delle lancette dell’orologio effettuato con il ritorno dell’ora legale.

Chi nasceva nel 1994? Di chi parliamo? Ma di Forza Italia. In tempi di crisi rieccoci al “nuovo” che avanza! Colui che non oso più da tempo nominare ha detto addio al Pdl. Lo ha fatto nel modo più corrispondente alla sua personalità. Primo. Annullamento di tutte le cariche nel Pdl. Secondo. Siluramento di Angelino Alfano, pure lui paga, incarico ritirato. Incarico ritirato? Così su due piedi, di brutto. Povero Angelino Alfano.

Ovvio, il Caimano può e vuole tutto a suo piacimento, così si è ripreso in mano il partito. Ha fatto tutto in fretta e furia, forse consapevole di essere giunto alla fine della sua carriera politica, si rifugia nostalgico nel passato tornando ad essere presidente di Forza Italia. Forza Italia è risorta. 

I ritorni al passato sono stati spesso fallimentari e la prospettiva non può che essere questa, salvo restando che gli italiani ancora una volta al momento di esprimere il voto non gli accordino un consenso ragguardevole. Ormai credo che questo non sia più possibile. Ma siamo in Italia.

Mi vien da dire che l’innominabile va costituendo la sua Repubblica, una Repubblica ad personam, dove la legge la detta lui, una Repubblica dittatoriale appunto. Ricordo la Repubblica di Salò nella storia. Benito Mussolini fu vinto dagli eventi. Il duce di Arcore, probabilmente sarà vinto sul piano della Giustizia e temo non politico.

Il Duce di Arcore ha stabilito che il Consiglio nazionale sancirà il ritorno di Forza Italia, con un nuovo organigramma. Ovviamente lo farà lui e solo lui il nuovo staff di yes man proni alla sua volontà. Da abile burattinaio muoverà, anche fuori dal Parlamento le marionette a lui felicemente sottomesse dal profumo della pecunia di cui certo non manca.

Il padrone di Forza Italia distribuirà le cariche con la sua “saggezza”, offrendo ruoli a “persone nuove”, assoldando nuovi adepti sempre più proni e ambiziosi. L’innominabile guarda anche in famiglia e vien da chiedersi se sarà la figlia Marina a prendere le redini del comando, ma pure lei marionetta come tutti i lealisti che non sono altro che materiale di riempimento, buoni solo a far numero e sempre proni al padrone.

Dunque Angelino Alfano non è più segretario, Verdini e Bondi non sono più coordinatori. Sul fronte del governo, il Cavaliere ha raccontato con pathos le ore drammatiche in cui i ministri e alcuni senatori: “timorosi di non essere rieletti” lo hanno costretto alla retromarcia sulla fiducia. Mero opportunista. Falso. Vergognosissima situazione. Si sapeva.

Ed ecco che i cosiddetti lealisti del Pdl possono esultare e tirare un sospiro di sollievo, mentre i governativi sono preoccupati delle ricadute sul Governo Letta e con Alfano si interrogano sul da farsi. Dovranno sottostare ai diktat del Duce di Arcore? Se così non fosse in pochi avranno ancora spazio in politica. Chi lo ha lasciato ormai ha ruoli marginali se non nulli. Non mancheranno però sorprese.

In più c’è da considerare che se il Pd voterà sì alla decadenza del Cavaliere, il Pdl, ormai defunto, sfiorerà la scissione ancor prima dell’8 dicembre.

Povero Angelino Alfano. Alfano corre seri rischi circa la sua identità. Da un lato è preoccupato della tenuta del Governo Letta  e dall’altro sa che mettersi contro il Duce di Arcore per lui potrebbe essere la fine. Mi chiedo però come Angelino Alfano possa confermare la stima e la promessa di mantenere unito un partito che tutto è fuorché unito. Il Pdl è finito e i motivi sono chiari: ambizioni e contrasti personali, ma soprattutto un padrone che ha smania di dominio assoluto e che per comandare non sa far di meglio che dividere e pure decretare la morte del Pdl. Siamo di fronte a una vera e propria guerra di posizione tra lealisti e governativi. …E poi Alfano per una volta cerca di crescere e smarcati dal tuo mentore, solo così potresti dimostrare di essere serio e davvero preoccupato del bene dell’Italia.

Per chiudere un’ultima considerazione e riflessione. Come può un partito, assolutamente privo di democrazia interna, con un proprietario e padrone, agire in uno stato democratico? Conoscono la democrazia? Nel senso, se non vi è democrazia al proprio interno con quale mentalità pensano di governare il Paese? Non certo democratica. Le sentenze in uno stato democratico vanno applicate. In verità la professione di democrazia del Pdl o Forza Italia che dir si voglia è una bugia colossale.

di Ivano Maddalena

 

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Scritto da Redazione

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