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IMU, abolita la parola

E fu così che l’IMU cessò di esistere. Macché, non la tassa: la parola, o l’acronimo per essere più precisi. E sì, perché il Consiglio dei Ministri, cancellando l’IMU, ha contestualmente decretato l’avvio di una nuova tassa a partire dal 2014, la Service Tax.

Il Pdl esulta, Alfano parla di “missione compiuta”, Letta brinda, il Pd tira un sospiro di sollievo. Ma c’è davvero da festeggiare? Per gli italiani, s’intende. Vediamoci un po’ dentro. 

L’IMU, che, come molti sanno, fu formalmente istituita con il famoso – o famigerato – federalismo fiscale imposto dalla Lega, aveva sostituito la vecchia ICI, prevedendo, oltre ad un aumento smisurato della tassazione per effetto della revisione degli estimi catastali (+60%), una forma di compartecipazione dello Stato al gettito. 

Stiamo parlando della tassa comunale sugli immobili, sui terreni agricoli e sui fabbricati rurali, sui capannoni industriali ed i negozi.

Questa, a partire dall’anno in corso, non si pagherà più per le prime case ed i terreni agricoli, e nel 2014 non esisterà più.

Per quanto riguarda le coperture delle due rate del 2013, l’Esecutivo ha spiegato che per la prima, quella di giugno poi rinviata a settembre, si farà fronte attraverso tagli alla spesa pubblica ed al settore dei giochi d’azzardo, mentre per quella di dicembre tutto sarà rinviato alla legge di stabilità del prossimo ottobre.

Dal 1° gennaio 2014, però, la tassa patrimoniale sugli immobili tornerà sotto mentite spoglie. Si chiamerà Service Tax, la “Tassa locale sui servizi” e sarà gestita dai Comuni, sebbene le linee guida saranno stabilite a livello centrale, e comprenderà sia la tassa sui rifiuti sia la nuova “Tassa sui servizi indivisibili” (Tasi). 

Spieghiamola con le parole del Governo:

“Il modello di tassazione comunale “federale”, che entrerà in vigore dal 2014, sarà ispirato ai principi del federalismo fiscale, come approvati dalla Commissione Bicamerale appositamente costituita nella scorsa legislatura. 

Viene dunque istituita un’imposta sui servizi comunali – la “Service Tax” – che sostituisce la Tares. Essa sarà riscossa dai Comuni e costituita da due componenti:

· gestione dei rifiuti urbani;

· copertura dei servizi indivisibili.

La prima componente (Tari) sarà dovuta da chi occupa, a qualunque titolo, locali o aree suscettibili di produrre rifiuti urbani. Le aliquote, commisurate alla superficie, saranno parametrate dal Comune con ampia flessibilità ma comunque nel rispetto del principio comunitario “chi inquina paga” e in misura tale da garantire la copertura integrale del servizio.

La seconda componente (Tasi) sarà a carico di chi occupa fabbricati. Il Comune potrà scegliere come base imponibile o la superficie o la rendita catastale. Sarà a carico sia del proprietario (in quanto i beni e servizi pubblici locali concorrono a determinare il valore commerciale dell’immobile) che dell’occupante (in quanto fruisce dei beni e servizi locali). Il Comune avrà adeguati margini di manovra, nell’ambito dei limiti fissati dalla legge statale.

La capacità fiscale (cioè il gettito potenziale che i Comuni potrebbero ottenere dal pieno utilizzo delle facoltà di manovra fiscale sui loro tributi) sarà preservata, nel pieno rispetto del principio federalista dell’autonomia finanziaria di tutti i livelli di governo. L’autonomia nella fissazione delle aliquote sarà limitata verso l’alto per evitare di accrescere la capacità fiscale e quindi il carico sui contribuenti, applicando aliquote massime complessive”. 

Ricapitoliamo. Dall’anno prossimo i comuni saranno chiamati a riscuotere la nuova “Tassa locale sui servizi (Service Tax), della quale una componente sarà la “Tasi”, una riedizione dell’IMU che dovranno pagare  sia il proprietario del fabbricato che l’”occupante”, cioè chi è in affitto.

In attesa di avere un quadro più chiaro, una cosa già da ora è certa: a farsi carico del gettito dell’IMU 2013 saranno – nel 2014 – non solo i proprietari di prime case ma anche gli affittuari delle seconde case.

E così sarà per gli anni avvenire…

Scritto da Redazione

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