Home / Interviste / No Tav: simbolo di resistenza a un modello di sviluppo sbagliato

No Tav: simbolo di resistenza a un modello di sviluppo sbagliato

Alberto Perino, è il leader storico dei NoTav della Val di Susa, da anni si batte contro il progetto della ferrovia ad Alta velocità. E’ un’attivista convinto e determinato ad impedirne la realizzazione,  insieme al leader del M5S, Beppe Grillo, e a tanti sindaci della val di Susa.  Con lui abbiamo parlato delle ultime vicende relative all’opera e al cantiere di Chiomonte.

Sig. Perino, intanto come sta? Sono anni che lotta contro il Tav. Non si sente stanco?

Resisto nonostante gli acciacchi e i problemi di salute. Non sono “stanco” sono “stufo” di una politica che intrallazza con i mafiosi del tondino e cemento per garantirsi le prebende e i soldi per le campagne elettorali e non solo.

Perché non volete la realizzazione della nuova linea Torino-Lione?

In breve per tre ottimi motivi:

  • L’opera è inutile. Ormai ne convengono anche i membri del Governo e non solo italiano. Anche perché (e forse non tutti lo sanno) Torino è già collegata con Lyon e con Parigi da un’ottima ferrovia elettrificata a doppio binario riammodernata negli ultimi vent’anni sulla quale già oggi transitano sia i treni merci dell’Autostrada Ferroviaria Alpina (riccamente sovvenzionati dai due stati) sia i treni TGV che collegano Milano con Parigi.

  • L’opera è economicamente insostenibile non solo per le disastrate finanze del nostro paese, ma anche per la Francia (che ha congelato le tratte che dovrebbero collegare il tunnel di base con il resto della rete ferroviaria nazionale fin a dopo il 2030) e per l’Europa. Tutti gli analisti indipendenti ne convengono e anzi molti sostengono che l’opera anche a regime e con i flussi di traffico iperbolici previsti dai proponenti non riuscirà mai a coprire neppure i costi di gestione e mai l’ammortamento dell’investimento.

  • L’opera è ambientalmente devastante. Gli stessi proponenti ammettono che metteranno a secco tutte le sorgenti lungo il tunnel, dovranno stoccare da qualche parte una quantità di terre di scavo (inquinate) pari a 6 piramidi di Cheope, le rocce contengono amianto e uranio seppure per brevi tratti (ma lungo tutto il percorso in Italia). La valle di Susa, che è una stretta valle alpina, è già attraversata da: una ferrovia a doppio binario, un’autostrada, due strade statali e due strade provinciali, un fiume (che di tanto in tanto straripa facendo disastri), due elettrodotti a 400KV, Dighe, centrali idroelettriche ecc.

Il cosiddetto Corridoio 6 nei fatti non esiste più. Dopo Spagna e Portogallo anche la Francia, per gli alti costi, ha rinunciato alla Torino-Lione, per non parlare dei paesi ad est a partire dalla Slovenia. L’Italia, invece, secondo i ministri Alfano e Lupi non indietreggerà di un millimetro. Come spiega la posizione del Governo Letta rispetto alle posizioni sul Tav?

Il Tav in Val di Susa (si badi bene non la linea ferroviaria Torino Lyon) per i Governi è ormai non più una ferrovia ma è una questione di “principio”. La lotta NO TAV, non per nostra volontà, è ormai diventata un simbolo di “resistenza” a questo modello di sviluppo che fa ruotare tutto intorno agli interessi delle banche e dei banchieri mondiali. Siamo diventati una bandiera e una speranza per tutti coloro che lottano contro i soprusi delle mafie e della prepotenza delle istituzioni che, anziché avere come obiettivo l’interesse della Nazione e il benessere dei cittadini, si preoccupano solo di spolpare l’Italia per i loro piccoli interessi personali e di bottega. Questo nostro ruolo, o se si preferisce questa nostra “responsabilità”, non può essere accettata da questa classe politica che usa le Grandi Opere Inutili come un bancomat. Purtroppo questi Governi – uso il plurale perché in merito sono tutti uguali – pur comprendendo che l’opera è una inutile follia non vogliono cedere “a un gruppuscolo di montanari ignoranti” (la frase è di un Ministro della Repubblica) anche se questi montanari ignoranti hanno ragioni da vendere. Il dispiegamento di forze che hanno messo in campo sia per poter aprire il cantiere il 27/6/2011 sia poi per “difenderlo” da una popolazione che ha giurato di farlo sgomberare e che non ha mai accettato l’idea dell’opera, fa si che ormai possiamo dire che lo Stato ha dichiarato guerra alla Valle di Susa, ne sono una prova le centinaia e centinaia di persone denunciate, le decine e decine di “fogli di via” di stampo fascista alle stesse persone della valle, il territorio e le attività commerciali e agricole sequestrate ormai da oltre due anni da ordinanze prefettizie incostituzionali sempre reiterate. In un momento di crisi economica come quella attuale, prendendo per buoni gli importi dichiarati dai sindacati di polizia (hanno denunciato un costo giornaliero di oltre 90.000 euro n.d.r.) per l’apparato repressivo ad oggi si sono spesi oltre 68 milioni di euro. Forse il buon senso avrebbe dovuto consigliare meglio i governanti e convincerli che una Grande Opera Inutile non si fa contro le popolazioni interessate.

Lei sostiene spesso che il Governo non dice tutta la verità sul Tav, che ci siano aspetti nascosti all’opinione pubblica. Ci sa dire quali sono?

Il Governo mente per ignoranza. I proponenti mentono per interesse. Entrambi mentono sui dati di traffico e sui costi reali dell’opera. Inoltre fanno le leggi e poi sono i primi a non rispettarle. La magistratura torinese è vergognosamente schierata con il fronte SI TAV, chiude entrambi gli occhi sulle violazioni alle norme da parte di LTF (Lyon Turin Ferroviaire, la società della linea Lione-Torino n.d.r.), chiude gli occhi sulle violenze della polizia (noi il metodo Diaz lo viviamo ogni giorno in valle e a Torino), ormai è inutile fare denunce, querele o altro: tutto viene insabbiato; o addirittura come successo di recente alle associazioni ambientaliste Pro Natura e Legambiente che sono state denunciate per procurato allarme perché, citando i dati dei progettisti e le prescrizioni del Cipe, hanno scritto che il cantiere della Maddalena di Chiomonte era a rischio di frana e hanno presentato un esposto in Procura della Repubblica! L’assurdo è che il pericolo di frana esiste ed è reale(1). Ma non solo, il cantiere della Maddalena di Chiomonte è stato impiantato ed è tutt’oggi privo del progetto esecutivo, obbligatorio per legge prima dell’inizio dei lavori che sono iniziati due anni fa. Potremmo scrivere un altro libro su queste violazioni.

Le proteste a volte vanno oltre la manifestazione pacifica del dissenso e sfociano in atti di violenza. Tra le accuse cui dovranno rispondere i sette attivisti fermati nella notte del 20 luglio vi è anche quella di porto di arma da guerra (molotov). Ritiene esagerate le accuse nei loro confronti o si sente di stigmatizzare i comportamenti violenti di alcuni attivisti?

Sono ventiquattro anni che manifestiamo pacificamente. Abbiamo fatto decine di manifestazioni più che pacifiche con decine di migliaia di persone, nessuno le ha tenute in conto. Quasi tutti i comuni del territorio interessato alla linea hanno espresso in modo formale con delibere dei consigli comunali la propria netta contrarietà all’opera: i comuni contrari sono stati estromessi dal Governo da ogni tavolo di discussione. Abbiamo raccolto, in due mesi, oltre trentaduemila firme di cittadini contrari all’opera, le abbiamo raccolte in otto volumi e le abbiamo portate all’Unione Europea, al Presidente del Consiglio Romano Prodi (all’epoca c’era lui), al Presidente della Repubblica francese, in Regione, in Provincia: nessuno le ha prese in considerazione. Tutta la valle era contraria all’apertura del cantiere della Maddalena di Chiomonte, abbiamo cercato di difendere quelle terre per oltre un mese, giovani, vecchi, donne e bambini, sindaci e amministratori pubblici, intellettuali e artisti, anarchici, cattolici, antagonisti e gente comune: sono arrivati all’alba del 27 giugno 2011 con tremila agenti, con le ruspe, i caterpillar, le pinze semoventi per il taglio del cemento armato, ci hanno gasati sparando oltre duemila lacrimogeni al CS (gas vietato dalle convenzioni internazionali in guerra, ma usato contro le popolazioni civili in patria), qualcuno ha tirato qualche pietra. E allora? Hanno recintato l’area del cantiere prima di espropriare i terreni privati manu militari il 27 febbraio 2012, in modo assolutamente illegale; hanno inseguito Luca (Luca Abbà, n.d.r.) su per un traliccio dell’alta tensione fino a che è rimasto fulminato ed è caduto da oltre dieci metri sulle rocce sottostanti. Solo per un miracolo oggi è ancora vivo anche se parzialmente invalido. Abbiamo occupato, allora, strade autostrada e ferrovia e dopo tre giorni, per sgombrarci, di nuovo migliaia di agenti in assetto da guerra, gas lacrimogeni in mezzo alle case, porte sfondate per la caccia al “NO TAV”, a me hanno rotto un gomito con una manganellata, ad una nonna hanno spaccato un piede calpestandola perché era caduta. Qualcuno ha tirato qualche pietra. E allora? Nel corso di uno dei tanti processi ai “No Tav” che erano stati feriti a manganellate e per questo condannati per “resistenza a pubblico ufficiale”, il procuratore della repubblica ha detto che la polizia aveva fatto bene a manganellare i “No Tav” perché questi non se ne erano andati quando era stato loro intimato e quindi avevano “resistito” ed era stata legittima la carica poliziesca. Nessuno ha tirato pietre. Hanno spaccato la faccia a Marinella, massacrato Simone, accecato un signore di cinquant’anni con un lacrimogeno in faccia, spaccato palato, mandibola e setto nasale ad Alessandro che stava riprendendo con una macchina fotografica le violenze poliziesche con un lacrimogeno sparato in piena faccia (lo ha salvato la maschera antigas, proibita perché considerata “arma da guerra). Nell’imboscata organizzata venerdì scorso dalla polizia, i No Tav che volevano andare alle reti del cantiere e non erano della valle si sono gettati a capo fitto nella trappola non conoscendo i posti, sono stati massacrati ma nessuno è stato trovato con “bombe molotov”. Gli arrestati sono stati accusati di essere vestiti di nero! Dunque dei Black Block.

Come giudica il Governo Letta rispetto alle posizioni sul Tav?

Al di la delle posizioni sul Tav, che non si discostano da tutti i governi precedenti (il nostro slogan è: NON CI SONO GOVERNI AMICI), lo giudico un governo pessimo stuoino del PDL, infatti non ha fatto nulla di utile e si propone di picconare la Costituzione in piene ferie estive.

Alcuni esponenti del Pd sono fermamente contrari al Tav, altri ancora ne giustificano la realizzazione. Ritiene che la questione Tav possa essere argomento rischioso per il Governo?

La stragrande maggioranza del PD è fermamente SI TAV; qui in valle hanno epurato sindaci e amministratori perché NO TAV. Sicuramente il TAV non preoccupa per la tenuta del Governo. Ben altri mi sembrano gli scogli. Primo fra tutti la piazza.

Tra i soggetti politici in Parlamento il M5S sembra avere le idee chiare sul Tav. Secondo lei è una presa di posizione sincera oppure cela interessi elettorali e di immagine?

Il movimento 5 stelle è da sempre a fianco delle nostre lotte, fin da tempi non sospetti. Beppe Grillo è dal 2005 che viene in valle a sostenere il movimento NO TAV. I deputati e senatori piemontesi del M5S erano già NO TAV prima ancora di essere iscritti al M5S. Non mi sembra di dover aggiungere altro.

 

di Francesco Madrigrano

 

 

1) http://www.notav.info/post/precisazioni-relative-allesposto-in-data-3-maggio-2013/

 

 

Scritto da Redazione

Ti potrebbe interessare

Realfonzo: “Un referendum contro l’austerità: passiamo dalle parole ai fatti”

L’economista è nel comitato che promuove la consultazione popolare contro il Fiscal Compact e il …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *