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Albert Rivera
Albert Rivera

Spagna, la risalita di Podemos, la corsa di Ciudadanos

 

di Luigi Pandolfi

Un finale di campagna elettorale al cardiopalmo in Spagna. Ma tutti, ormai, osservatori, analisti, sondaggisti, dirigenti politici, convergono su un punto: formare il nuovo governo sarà un’impresa muy difícil. Questo perché, allo stato, nessuna formazione politica in campo avrebbe la maggioranza assoluta e perché, scartata per il momento l’ipotesi di una “grande coalizione” tra popolari e socialisti, lo scontro di questi giorni sulla “rigenerazione democratica” ha ulteriormente allargato il fossato tra formazioni emergenti e partiti tradizionali. Gli ultimi sondaggi dicono che il Pp di Mariano Rajoy rimane in testa, ma con un 26% che non gli consentirebbe di dare vita ad un governo monocolore. Nel frattempo, il movimento di Albert Rivera, Ciudadanos, sarebbe salito di altri 3 punti, portandosi al secondo posto con il 23% dei voti. 

Un risultato che gli “arancioni” guadagnerebbero soprattutto a danno di Podemos, che, però, negli ultimi giorni, a sua volta, starebbe fortemente rimontando a danno dei socialisti. L’ultima rilevazione, infatti, darebbe il partito di Pablo Iglesias al 19%, davanti al PSOE di Pedro Sanchez. Scenario plausibile? Si sa, i sondaggi vanno presi con le molle, ma a guardare il nervosismo che circola in queste ore in casa socialista, l’ipotesi di un “sorpasso” a sinistra potrebbe essere meno peregrina di quanto si potesse pensare qualche settimana fa. Podemos ci crede e lancia l’hashtag#remontada, che in queste ultime battute di campagna elettorale è diventato un vero e proprio mantra sui profili social del partito e dei suoi militanti.Albert Rivera

In ripresa anche Izquerda Unida, che, come ha scritto El Pais, nonostante tutto, a dispetto dell’esclusione dai dibattiti televisivi con gli altri partiti, «resiste fuera del foco». In effetti, tutta la stampa spagnola ha riferito in questi ultimi giorni di campagna elettorale della straordinaria partecipazione di cittadini ai comizi del giovane Alberto Garzón, leader di IU-Unidad Popular. A Madrid, ad Alicante, a Burgos e Saragozza, solo per citare i casi più eclatanti, migliaia di persone, fuori e dentro i teatri, hanno partecipato alle manifestazioni elettorali di IU, sorprendendo perfino gli organizzatori. Speranzoso, Garzón, ha risposto a questo inaspettato sostegno con le seguenti parole: «Ci hanno escluso dai dibattiti, ma non possono toglierci dalle strade».Albert Garzòn

Dicevamo dei socialisti. Dopo l’accusa mossa a Pablo Iglesias di essere stato al soldo del governo di Caracas, Sanchez è tornato sul programma di Podemos, definendolo «Ambiguo, incoerente e irresponsabile, buono solo nelle parti copiate dalle proposte del Partito Socialista». Accuse, ovviamente, rispedite al mittente da Iglesias, che, a proposito dell’atteggiamento dei dirigenti socialisti nei suoi confronti, ha parlato di un inaccettabile «tono bronco» (tono ruvido), aggiungendo: «Chi ha cose importanti da dire non urla. Ma i nostri avversari sono molto nervosi ultimamente. Per quanto ci riguarda, resteremo calmi e continueremo a dire ciò che pensiamo. Noi non abbiamo bisogno di rendere la situazione più spasmodica di quella che è già».

Intanto, nell’ultima intervista rilasciata a El Pais, il leader di Ciudadanos Rivera, dopo aver concluso una manifestazione a Madrid alla presenza di oltre diecimila persone, nega che tra il suo movimento e il partito di Rajoy ci sia un accordo per il prossimo governo del Paese. «Non sosterremo né Rajoy né Sanchez. È necessario forzare il cambiamento con i voti dei cittadini», ha sostenuto, con (apparente) fermezza. Nondimeno, sono in molti a pensare che questa posizione sia da ascrivere unicamente alla strategia elettorale di Rivera volta a piazzare il proprio partito in zona utile per un incarico di governo. Il che non escluderebbe a priori forme di collaborazione con le altre forze politiche, a cominciare proprio dal Partido Popular, dopo il voto. 

Nella stessa intervista, infatti, criticando l’apertura di Podemos ai separatisti catalani, ha evidenziato: «Crediamo che chi andrà a governare la Spagna debba avere un’idea chiara della Spagna. Penso che per il futuro sia meglio che al governo ci sia un partito con un progetto comune, con un discorso omogeneo sulle varie questioni, che un’amalgama non riuscita di circoli,  associazioni, piattaforme, come nel caso di Podemos». Pensava, ovviamente al “suo” «partito con un progetto comune», ma lasciava intendere anche quali fossero le sue preferenze per future collaborazioni in parlamento. Anche Mariano Rajoy, sul punto, rimane abbottonato, benché alcuni suoi collaboratori siano stati più espliciti nei giorni scorsi a proposito di una collaborazione con Ciudadanos «nell’interesse del Paese».Pablo Iglesias

Al di là di come andrà a finire, comunque, c’è un dato che merita una menzione: queste elezioni, dopo quarant’anni di democrazia, metteranno fine allo storico bipartitismo imperniato su socialisti e popolari. Quasi il 40% degli spagnoli, infatti, ha deciso di voltare le spalle ai vecchi partiti, premiando forze fresche come Ciudadanos e Podemos. «Un grande cambio di passo, un cambiamento epocale che costituisce il vero valore aggiunto di questa tornata elettorale» ha dichiarato, in proposito, il leader di Ciudadanos. Una valutazione condivisa certamente anche da Pablo Iglesias e da Podemos. 

In questo quadro, infine, rimane una sola certezza: Ciudadanos è attualmente l’unico partito con un posto prenotato alla Moncloa. Per i suoi vicini di posto, invece, bisognerà aspettare ancora qualche ora.

Scritto da Redazione

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