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In Bulgaria la protesta continua, assediato il parlamento

Nel silenzio assordante dei media è necessario tornare su quanto sta accadendo in Bulgaria. Dopo 40 giorni la protesta popolare contro il governo “tecnico” guidato da Plamen Oresharki anziché scemare, assume di giorno in giorno un profilo più deciso. Non si spegne, insomma. 

Piuttosto si rinvigorisce e punta più in alto. Ricordiamo che la Bulgaria è reduce da una tornata elettorale dalla quale non è uscito un quadro politico chiaro. Il premier uscente e leader della destra conservatrice,Boris Borisov, pur arrivando primo, non ha ottenuto i voti necessari per formare un nuovo governo. Si è giunti pertanto alla formazione di un governo sostenuto dai socialisti e dal partito della minoranza turca (Mdl), la cui guida è stata affidata ad un tecnocrate con alle spalle una lunga carriera nelle istituzioni pubbliche e nei consigli di amministrazione di note banche nazionali.

La protesta, che segue di pochi mesi quella che ha portato alle dimissioni di Borisov, è scoppiata formalmente quando il nuovo esecutivo ha nominato alla guida dei servizi segreti Delyan Slavchev Peevski, figlio della magnate dell’informazione Irena Krasteva, proprietaria di giornali e televisioni, figura molto controversa e al centro di alcuni scandali che hanno caratterizzato negli ultimi anni la vita politica del paese.

Ma oggi le ragioni sono diventate altre, riguardano la credibilità del sistema politico nel suo complesso e l’insostenibilità della situazione economica del paese, aggravatasi per effetto delle rigide politiche di austerità portate avanti in questi anni.

Anche qui, come in altri paesi della dell’Eurozona, le politiche di rigore sono state molto dure, creando il paradosso per cui all’ordine nei conti pubblici si è accompagnato il disordine e la crisi dell’economia reale. Debito basso e stipendi e pensioni da fame, con l’aggiunta del raddoppio del costo della bolletta elettrica e di quella per il riscaldamento.

“Mafiosi, dimissioni!”è lo slogan dei manifestanti, che da più di un mese assediano i palazzi del potere, bevendo il caffè di fronte agli schieramenti della polizia che vi stanno a guardia.

L’ultimo atto di questa protesta permanente è stato però più deciso, più eclatante. E’ il pomeriggio di martedì 23 luglio e 2000 persone assediano il parlamento nel cuore di Sofia, dove sono al lavoro le tre commissioni competenti in materia di bilancio. Il braccio di ferro con la polizia va avanti per ore, fino alle 3,30 di notte, quando finalmente si apre un varco tra la folla ed i parlamentari, ben 109, riescono a portarsi fuori dal palazzo.

Tutto finito? Nemmeno per sogno. Il movimento è deciso ad andare avanti, fino alla caduta del governo, giudicato inaffidabile, corrotto, incapace di dare risposte efficaci ai problemi del paese. Come la Slovenia ed altri paesi dell’Est, anche la Bulgaria si è svegliata bruscamente dal sogno europeo. Finiti i festeggiamenti è arrivato l’oste con un conto molto salato. E Oresharki è solo il pretesto, per dire che di Europa non si è disposti a morire.

di Luigi Pandolfi

Scritto da Redazione

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