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Spagna, Portogallo e Irlanda: storia di un disastro annunciato

Cosa sta producendo la politica del rigore nei paesi dell’Eurozona?  Quali i suoi risultati? Nonostante i toni trionfalistici della Commissione europea che sconfinano nella propaganda, è sempre più evidente che si è di fronte ad un vero e proprio fallimento. Prendiamo tre casi concreti.

Il primo laboratorio delle politiche di austerità è stata l’Irlanda.  Il paese, si ricorderà,  era stato pesantemente colpito dallo scoppio della bolla immobiliare, poi la nazionalizzazione del sistema bancario aveva fatto schizzare deficit e debito. Segui una stagione di dura austerità, sotto l’egida della troika, caratterizzata da inasprimento della pressione fiscale, tagli alla spesa sociale ed alla previdenza. Gli effetti? Nessun risanamento vero, con l’aggiunta di un’economia fortemente indebolita. Parlano i numeri: disoccupazione al 14%, molto al di sopra della media Ue, deficit elevato, debito pubblico al 120% del Pil (145% sul Pnl). E c’è ancora qualcuno che parla di successo dell’austerità in Irlanda! Passiamo al Portogallo, dove in questi giorni è cresciuta molto la protesta dei cittadini contro le politiche del governo. Qui l’austerità ha seguito la via dell’abbattimento della spesa in conto capitale (investimenti) e, per quanto riguarda la parte corrente, quella dei tagli a stipendi e pensioni. Poi è intervenuta la Suprema corte, che ha censurato quelle scelte, inducendo il governo a cercare nuove coperture attraverso l’inasprimento della pressione fiscale. Si è arrivati a prevedere un aumento del 30% dell’aliquota media effettiva dell’imposta personale sui redditi,  attraverso nuove addizionali su tutti gli scaglioni d’imposta. Errore fatale! Con l’aggravarsi della crisi sono crollate le entrate fiscali, mentre è aumentata a dismisura la percentuale del debito sul Pil (134%). Non solo. Il Portogallo, nei giorni scorsi, ha visto salire il rendimento sui propri titoli di Stato decennali fino all’8%. E’ del tutto evidente, sulla base di questo scenario, che il Portogallo non potrà minimamente rispettare gli impegni assunti con la troika. Così come è chiaro che proprio le politiche del rigore, in una combinazione di recessione e aumento del debito, potrebbero portare il paese al default. Lo dimostra anche il caso spagnolo. Qui prima della crisi il debito era al 36% del Pil. Ora è all’88%. Tutti questi numeri dimostrano inequivocabilmente l’aggravamento dello stato di salute della finanza pubblica nei paesi dove più decisa è stata la direzione di marcia sulla strada dell’austerità. Un gran paradosso: la medicina è stata più dannosa del male, ha fatto da stimolo agli agenti patogeni. Intanto lo stato dell’economia e della finanza nei paesi dell’Eurozona è come quello dell’acqua in ebollizione in una pentola a pressione. Se non si capirà in tempo che bisognerà far funzionare le valvole di sfogo, attraverso stimoli fiscali all’economia, la pentola di qui a poco potrebbe esplodere.

di Redazione 

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