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Indagini bancarie senza diritto alla difesa

Mentre si studiano alacremente riforme della Carta costituzionale confezionate addosso a quei poteri forti che hanno in uggia l’uguaglianza di tutti davanti alla legge, pochi si impegnano ad evidenziare i danni gravissimi provocati dalla mancata applicazione di principi fondamentali alla base del nostro ordinamento.

Si pensi al diritto alla difesa (art. 24 Cost.) calpestato nel vigente procedimento di accertamento tributario, con particolare riferimento alle indagini finanziarie. I temuti “accertamenti bancari” vengono infatti svolti senza l’obbligo del contraddittorio con il contribuente sottoposto a verifica, nonostante la Costituzione e sebbene anche a livello comunitario il contraddittorio costituisca un principio fondamentale dell’ordinamento.

La norma tributaria appare paradossale: essa prevede senza dubbio che il contribuente possa dimostrare che certe operazioni non sono confluite nel reddito, ma non obbliga l’ufficio a sentirlo nella fase precedente all’emissione dell’avviso di accertamento. Così può ben accadere che le conclusioni dell’attività ispettiva si sciolgano come neve al sole nella successiva fase del contenzioso, il tutto in barba a quell’altro fondamentale principio del buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.).

Nel disegno di legge delega di riforma tributaria del 2012 era stato inserito l’obbligo generalizzato del contraddittorio precontenzioso, ma ovviamente è stato un aborto: ci sono ben altre priorità.

 

di Andrea Leccese

Scritto da Redazione

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