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Brancaccio: l’Italia deve uscire da sinistra dall’euro

Emiliano Brancaccio è un economista diventato piuttosto famoso per le sue posizioni anti austerità, cristallizzate nel manifesto “The Economists’ Warning” pubblicato anche dal Financial Times. Brancaccio è stato intervistato oggi dal quotidiano online “Giornalettismo”, a cui ha spiegato le sue valutazioni sul corso dell’eurocrisi, e le possibili soluzioni per uscire dallo stato di difficoltà che ormai da tempo colpisce i paesi del Sud Europea, a partire dal nostro. Per il docente dell’Università del Sannio la calma sui mercati finanziari non rappresenta affatto la fine della crisi dell’unione monetaria. Secondo Brancaccio infatti la ricetta della Bce è contraddittoria e sbagliata. Da una parte l’istituto centrale dell’eurozona ha fatto scendere il costo del debito grazie alla sua promessa di prendere ogni misura per salvare la valuta unica. Dall’altra invece consiglia agli Stati in crisi una svalutazione interna dei salari che, a causa dei suoi effetti deflazionistici, procurerà l’insostenibilità dei debiti contratti. Per l’economista la Bce vuole che le economie del Sud recuperino competitività tramite una forte discesa dei prezzi e dei salari, visto che non possono più svalutare le loro monete. Ciò però provocherà un aumento del costo reale del debito, a causa della contrazione del reddito, e di conseguenza il circolo vizioso non viene interrotto. “Rieniamo che Draghi abbia solo messo in “coma farmacologico” l’eurozona malata. E che stia suggerendo cure che a lungo andare finiranno per ammazzarla”. Per Brancaccio la risposta alla crisi passa dalla rottura dell’unione monetaria. L’uscita dell’Italia così come degli altri paesi dall’euro però deve essere condotta da sinistra, ovvero preservando i salari reali e la loro quota nel reddito nazionale. L’economista cita due esempi per spiegarsi: dopo che l’Argentina ha pensionato l’aggancio della sua moneta al dollaro i salari sono cresciuti; al contrario, quando l’Italia uscì dallo Sme, nel nostro paese si verificò l’esatto opposto. Brancaccio propone l’eventuale ripristino della “scala mobile”, l’indicizzazione dei salari all’inflazione, come possibile cura a questo rischio. L’economista nota come ormai anche nel nostro paese ci sia una maggioranza, non politica, favorevole alla messa in discussione dell’euro, viste le posizioni di M5S e Forza Italia. Secondo Brancaccio però la rottura dell’unione monetaria senza il capovolgimento del paradigma economico liberista sarebbe solo una soluzione gattopardesca, che nulla cambierebbe rispetto alla situazione attuale. “Questa uscita gattopardesca sarebbe affidata ancora una volta al libero gioco delle forze del mercato. I salari non verrebbero protetti, le acquisizioni estere non sarebbero limitate, i tassi di cambio sarebbero lasciati alla libera fluttuazione sui mercati dei cambi e sarebbe mantenuta a tutti i costi la libera circolazione dei capitali e delle merci. Inoltre, si continuerebbe a sfruttare i sentimenti anti-politici della popolazione per svuotare lo Stato delle sue funzioni”. Brancaccio propone un’altra soluzione: “La seconda possibilità consiste nella messa in discussione dei vecchi dogmi liberisti e liberoscambisti. Progredire, superare la crisi, significa per esempio riaffermare che gli interessi del lavoro incarnano l’interesse generale. Significa attribuire nuova centralità all’intervento pubblico nell’economia, a partire dal settore bancario. E significa chiarire che se salta la moneta unica bisognerà mettere in discussione, almeno in parte, anche il mercato unico europeo, in primo luogo stabilendo limiti alle acquisizioni estere e alla indiscriminata circolazione dei capitali”.

di Andrea Mollica 

Da: http://www.gadlerner.it

Scritto da Redazione

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