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Le rotture di un’Italia al tempo della crisi

Luigi Pandolfi racconta uno spaccato delle politica d’oggigiorno

«[…] la trama di quel film in bianco e nero che avevo già in mente prima che mi accingessi a scrivere questo libro. Il film che narra di un paese alle prese con la crisi più cupa dal momento della sua rinascita, dopo la caduta del fascismo e la fine della Seconda guerra mondiale».

 

Crisi. Termine ricorrente nei titoli dei telegiornali, tra le pagine dei quotidiani, nel chiacchericcio alla stazione alle sei del mattino. Al contempo purtroppo condizione concreta su scala mondiale, che più che mai nello stivale d’Europa si riflette in una condizione non solo economica, ma politica e sociale.

Perché che l’economia sia in crisi lo sappiamo ormai da anni, ma proprio questo dissesto ha disvelato in Italia un disagio e un’inadeguatezza che interessa la classe politica in primis, con un riverbero che investe la società e la cultura.

“Crack Italia” con il suo emblematico titolo racconta questa condizione, questa crisi, lungo le diverse “spaccature” che caratterizzano la nostra contemporaneità. E lo fa attraverso le riflessioni di un uomo del Sud, Luigi Pandolfi, dottore in Scienze Politiche e blogger originario di Cosenza, che le fratture del sistema sociale le ha vissute e continua a viverle sulla sua pelle. In questo saggio Pandolfi dipinge magistralmente l’attuale quadro italiano, attingendo a un senso critico carico di retrospettiva, mai retorico e lontano da facili colpevolismi.

Molteplici sono le fratture che caratterizzano la Penisola italiana, in primis l’ombra incombente del secessionismo, tendenza che oggi più che mai interessa non solo il Nord Italia con il movimento leghista, ma anche il Sud con il nascere e moltiplicarsi di diversi movimenti politici indipendentisti, mossi sempre più spesso da una chiave di lettura borbonica delle vicende unitarie. Laddove, unico fattore di coesione in un Paese dove manca totalmente un sentimento d’identità nazionale, sembra essere la malavita organizzata, nello specifico, come ci raccontano i fatti di cronaca recente, la ‘ndrangheta, dal cui influsso non sembra essere incolume nemmeno l’“esemplare” Nord Italia.

Quanta retorica sembra esserci allora nei festeggiamenti dell’Unità d’Italia, in un paese in cui è in vigore il federalismo fiscale, in cui manca il sentimento d’identità nazionale lungo una generalizzata sfiducia nei rispetti della politica che più che gestione della cosa pubblica, è oggi sinonimo di “casta” e “privilegio”. In un Paese in cui ci sono “due Italie” che spesso viaggiano a velocità differenti, con un Meridione, una Calabria, terra di origine dell’autore del saggio, attanagliata da uno stato di “emergenza democratica”. Un’ area del Paese dove manca il benessere, se con esso si intende la dignità di un lavoro, di un sistema sanitario funzionante, di un apparato di comunicazione efficiente o di un circuito di infrastrutture operante. Un’area del Paese dove le eccellenze non mancano, ma che non vengono quasi mai valorizzate, ma represse da una logica “altra” dettata da giochi di potere opprimenti: non a caso la definizione di una “zona grigia”,intesa come commistione tra legittimo e illegale. E allora sempre crescente è il numero di giovani che ormai disillusi, lascia la propria famiglia per cercare lavoro e gratificazione altrove, al Nord o in altre capitali europee. Certo perché lavorativamente parlando, la situazione in Italia, patria del precariato, è critica ovunque. Questa un’altra sfumatura del crack, che pare sempre più una questione morale che politica.

Questa è l’Italia del “viaggio sospeso”, stagnante in un meccanismo attivato dal precedente governo e perpetuato oggi dai tecnici che si sono presi a carico di svolgere “il lavoro sporco” attuando quelle politiche “necessarie” al risollevamento del Paese che la precedente legislatura non è stata in grado di realizzare e che acuiscono sempre di più la profonda rottura che questo saggio racconta.

Pandolfi in questo saggio dunque, nella misura in cui dipinge un quadro della situazione reale, espone sostanzialmente delle “ovvietà”, e il suo merito sta per l’appunto nel farlo; perché troppo spesso nel quotidiano affrontiamo dei paradossi cui siamo fin troppo abituati, tanto da non darvi peso e pensarli come se fossero parte della normalità e, pertanto, legittimi. Rintraccia delle rotture e la radice che sta alla base di esse, ovvero la crisi dei valori, della fiducia nella classe politica e l’inadeguatezza della stessa, laddove: «La crisi della politica non è quella che generalmente ci raccontano, parlando di stipendi della casta o di altre cose simili: essa è data dall’incapacità della stessa di corrispondere alle sfide di questa modernità […]». Lo fa senza qualunquismi, cattura l’attenzione del lettore e lo riporta a un reale da cui spesso quest’ultimo prende inconsciamente le distanze. Lo lascia spiazzato, ma ne accresce la consapevolezza.

di Giovanna Russo

Scritto da Redazione

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